I macchinisti dei treni potrebbero essere i nuovi esodati per effetto della riforma Fornero. Circa 9mila dipendenti di Trenitalia, di Ntv e delle altre imprese operanti in Italia non andranno più in pensione a 58 anni, ma a 67. Il tutto a causa di un errore nel Salva Italia, uno dei primi provvedimenti del governo Monti, approvato a fine 2011. I macchinisti, tra l’altro, sono per legge sottoposti a visite di idoneità annuali e la maggior parte dopo qualche anno non le supera più. A riprova di questo la circostanza che in Europa mediamente l’età per la pensione per questa categoria di lavoratori è di 54-55 anni. A questo si aggiunge l’altro fronte aperto dai macchinisti: oggi il lavoro è diventato ancor più usurante per i macchinisti perché dal 2009 non sono più affiancati da un collega ma sono da soli in cabina di guida e con il rinnovo del contratto nel 2011 l’orario di lavoro è passato da 8 ore e mezza a 10, con 6 ore e 30 di “condotta di guida continuativa”, cioè non possono muoversi dalla postazione di guida. 

“Purtroppo rischiamo di diventare esodati anche noi – spiega Marco Crociati, macchinista Frecciargento dell’associazione Ancora in Marcia – visto che l’ultimo piano aziendale di Trenitalia prevede dagli 8mila ai 12mila esuberi entro il 2023 e perdendo l’idoneità prima della pensione potremmo essere tra i papabili. Se ci dice bene invece andremo in pensione senza tutti gli oneri accessori previsti per la nostra categoria cioè perderemmo circa 400 euro al mese , come se non avessimo mai guidato un treno durante la nostra attività professionale. Stesso discorso per gli altri colleghi che in tempi di tagli potrebbero essere le prime vittime. Per un mero errore materiale siamo stati esclusi dai cosiddetti “armonizzandi” carabinieri, vigili del fuoco e le altre categorie che svolgono lavori particolarmente usuranti che con il Salva Italia andranno in pensione con un solo anno di ritardo rispetto a prima. I macchinisti italiani,- ma anche capitreno e manovratori, sono gli unici lavoratori in Italia che hanno avuto l’età pensionabile aumentata dalla sera alla mattina di ben 9 anni ”.

Dalla riforma Fornero del 2011 sono state intraprese varie iniziative (emendamenti, proposte di legge) trasversali dal punto di vista politico per ripristinare una situazione che appare insostenibile ma in concreto non è cambiato nulla. L’ultimo tentativo è stato fatto dalla deputata di Sel Titti Di Salvo che ha presentato un emendamento nel decreto legge Destinazione Italia per far rientrare nella categoria “armonizzandi” anche i macchinisti ma è stato bocciato. “Sono quasi tre anni – spiega la Di Salvo – che si cerca di correggere un errore del legislatore che in un passaggio della legge anziché dire ‘il presente comma’ ha scritto ‘il presente articolo’ e l’articolo in questione andava proprio a riformare, aumentandoli, i requisiti per accedere alla pensione, equiparando i macchinisti a tutti gli altri lavoratori della riforma Fornero ed escludendoli dalla categoria armonizzandi. Stiamo parlando di persone che ogni giorno guidano treni che viaggiano fino a 300 chilometri orari e che dopo 15-20 anni di attività tra il 70 e l’80 per cento ha problemi di udito dovuti ai rumori continui, spesso molto al di sopra delle soglie consentite; dopo 20-25 anni di attività tra l’80 e il 90 per cento inizia ad avere seri problemi alla spina dorsale dovuti alle continue vibrazioni, alle continue oscillazioni trasversali e ai frequenti contraccolpi verticali. Lavorano di norma fino a dieci ore al giorno ma possono arrivare a lavorare anche fino a tredici ore di seguito. Una situazione del genere si sarebbe dovuta risolvere immediatamente ma dopo l’ennesima bocciatura di un emendamento volto a cancellare questo imbarazzante errore – conclude la deputata di Sel – inizio a pensare che non si sia trattata di una semplice svista del legislatore”.