Io vi voglio raccontare un’emozione. Sono seduto sulla mia panchina di Testaccio. E’ notte. Avevo bisogno di sedermi qui di fronte alla via dove sono nato. Sono andato via da poco dal Teatro Valle, dove è stato proiettato il filmLa mia classe’. Un film che ho prodotto insieme ad un gruppo di miei ex allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia e insieme a Valerio Mastandrea.

Quando qualche ora fa arrivo al Valle per presentare il film, chi mi aspetta sussurra “il teatro è pieno”. Io entro. Per un attimo rimango senza fiato. Non c’è un posto libero. Fin su, all’ultimo loggione, attaccato al soffitto. Fa caldo. Inizio a sudare. Devo parlare. Mi danno il microfono in mano. Stasera poi che ho poca voce. E invece le parole escono fluide. Più guardo le persone più mi carico. E parlo di come il film è nato. E parlo di come lo stiamo distribuendo. Concepisco delle frasi che hanno un capo e una coda. Forse non commetto neanche un errore di sintassi. Perché stasera è bello essere qui. Perché stasera è bello fare il lavoro che faccio. Perché stasera è ora di rivendicare con orgoglio una strada impervia scelta e non subita.

E farlo qui, in questo posto, a pochi giorni dal diniego del riconoscimento della Fondazione ha un valore ancora più grande. Che mi carica ancora di più. Che appunto mi emoziona. No, non mi voglio arrendere. Fare un film come questo non conta niente? No, invece conta. Conta oggi più di ieri. E serve. Mi serve. Mi serve sentire il respiro delle persone che sono qui. Mi serve respirare il mio sudore. Mi serve vedere i loro visi attenti durante la proiezione. Mi serve ascoltare quello che dicono. Mi serve capire che questo film lascerà il segno per qualche giorno qualche ora qualche minuto. E farà pensare. E aiuterà a capire che l’integrazione è un problema principalmente di noi che dobbiamo accogliere.

E quanto è bello il volto nero nero di Issa, uno degli attori del film, che invita tutto il Teatro alla sua festa di compleanno. E quanto è bella Sheida che parla piano per l’emozione. Qui. Qui dopo Mezzacannone Occupato a Napoli. Qui dopo il cinema Palazzo Occupato. Qui prima del Forte Prenestino. Qui prima del CPS La Resistenza di Ferrara. Qui e in molti altri luoghi come questi, dove la gente osa ancora partecipare, non si accontenta di guardare. Qui accanto a centinaia di cinema regolari che continuano ad ospitare proiezioni del film, malgrado il sistema distributivo ortodosso avesse escluso il diritto di esistenza di questo film.

Qui, dove ogni tanto il mio sguardo va al famoso striscione “Com’è triste la prudenza!”.

E’ vitale, gratificante, esaltante non essere prudenti. Facciamo qualcosa perché il Teatro Valle continui a non esserlo.