Non ci stanchiamo di fare le feste alla vettura ritrovata, che dal canto suo non si scompone. Pietro aveva scoperto che dal 2014 è diventata auto d’epoca, e pertanto ha deciso di non separarsene più. Nel frattempo era pure scaduta l’assicurazione; ma l’amico avvocato ha provveduto a rinnovarla da Milano, ed ecco che il nuovo tagliando fa bella mostra di sé sul parabrezza. Intanto, prima che noi cerchiamo lui, il cameriere Pedro avvista noi. Esce dal ristorante con il grembiule indosso e ci viene incontro. Tutto bene quel che finisce bene, ci dice: la macchina è stata recuperata un paio di settimane prima dal cargo rientrato a Setubal da Hong Kong. Lui l’ha provata, e versa in ottime condizioni. Quando però gli chiediamo dei documenti di viaggio, ci risponde che non li ha.

Li conserva lo zio spedizioniere, don Miguel Peres, nel suo ufficio, e per averli dobbiamo rivolgerci a lui. Oppure, se siamo d’accordo, ce li può spedire a casa. Pietro opta per questa seconda soluzione: la sensazione che in realtà la macchina non sia mai partita è ormai molto più che un sospetto, ma a questo punto nessuno ha più voglia di indagare. Il tempo stringe, l’aspettativa dal lavoro sta per finire. Bisogna subito ripartire per il rientro alla base, e decidere per quale via. Una possibilità più soft, per così dire, è catapultarsi in Marocco, a Tangeri, dove nel pomeriggio di due giorni dopo parte il traghetto settimanale per Genova, l’unico in servizio insieme a quello da Barcellona. Internet alla mano, abbiamo verificato che in bassa stagione il Mediterraneo non è quasi percorribile. L’alternativa, più ambiziosa ma anche più affascinante, è sottoporre la Rab a un’ultima prova di forza: affrontare per tappe forzate i 1968 chilometri del diagonalone Comporta-Imperia. Dopo un serrato confronto tra i tre membri dell’equipaggio passa questa seconda linea. L’elemento decisivo è che proprio nel corso del diagonalone la Renault 4 compirà i suoi primi centomila chilometri.

Avenida-Libertad1Questo significa salire immediatamente a bordo e, alla velocità di crociera di 90 chilometri, arrivare a Las Palmas de los Contado, sessanta chilometri da Siviglia, giusto in tempo per vedere gli ultimi minuti di Milan-Atletico Madrid in un club dell’Atletico. L’indomani ci concediamo una deviazione fino al piccolo paese di Marinaleda, detta “La Cuba di Spagna”. In questo comune andaluso una sola cooperativa lavora la terra e tutti percepiscono lo stesso stipendio, sindaco incluso. Applicando questi principi di solidarietà ed eguaglianza la disoccupazione è scesa a zero e tutti hanno una casa di proprietà. Dopo avere immortalato la Rab davanti all’Avenida della Libertad (foto 1), il “tappone dolomitico” ci porta fino a Valencia. E’ ormai notte fonda, ma per fortuna in Spagna la notte non è mai fonda abbastanza.

Ci lasciamo alle spalle anche Barcellona, poi niente più autostrada per una breve deviazione sulle ripide salite a picco sul mare della Costa Brava: “E’ qui che la Rab dà il meglio di sé”, spiega Pietro. E in effetti la macchina non è mai apparsa tanto in forma, nonostante il pieno carico di passeggeri e bagagli riesce a dare la polvere anche ad alcune autocisterne (quelle vuote). L’unica smagliatura, oltre all’assenza di clacson, riguarda il galleggiante del serbatoio della benzina. L’indicatore sul cruscotto pare completamente impazzito: se curviamo a sinistra indica il serbatoio pieno, se invece curviamo a destra il serbatoio è dato a secco. E siccome sull’R4 la spia rossa della riserva non esiste, bisogna stare in campana con i rifornimenti.

Nella notte del quarto giorno di diagonalone arriviamo a Montpelier, dove l’Hotel Le Acapulco ha da essere l’ultima sosta del giro del mondo contromano. L’appuntamento con la storia arriva l’indomani mattina, poco dopo Arles: la Rabmobile, magicamente, compie i centomila chilometri proprio in corrispondenza di un posto di ristoro sull’autostrada (foto 2). Cerchiamo dello champagne, ma non si trova. In coerenza al suo parco stile, il brindisi avviene con l’unico vino acquistabile, una non meglio identificata “cuvée Van Gogh”. Rosato e tiepidino; di certo abbiamo bevuti vini migliori, ma forse non abbiamo avuto momenti meno solenni.Rabmobile-100km

L’Italia è di nuovo a due passi, il giro del mondo è una montagna scalata alle nostre spalle, sembra ieri che dovevamo partire e litigavamo sulla prima meta, e al tempo stesso sembra passata una vita mentre stiamo litigando sull’ultima.

In Eduador, uno strano medico -nonché sarto- ci aveva detto che attraversare il mondo da una parte all’altra, tutto di seguito, è un’esperienza che cambia nel profondo. “Le cose sognate ora viste”, direbbe Guccini; ora bisognerà sognarne di nuove, ma non è semplice, anche perché non si deve più fare il giro del mondo.

Fine-giro-mondoPrima di bere l’ultima golata di cuvée Van Gogh, guardiamo nei fanali la nostra compagna di viaggio, sperando che si tradisca. Avrà fatto anche lei il Giro del Mondo, sia pure a bordo di un cargo mercantile? Oppure, come sospettiamo, se ne è rimasta in Portogallo ad aspettarci, mentre Pedro si è intascato i 500 euro della finta spedizione? Cerchiamo indizi dappertutto, perlustrando ogni angolo dell’abitacolo, da cui esce di tutto (foto 3).

Silenzio di tomba. Il clacson tace, come al solito, e l’autoradio sulla Rab non c’è mai stata. Inutile insistere: non ce lo dirà mai. E tutto sommato, è un motivo in più per esserle grati.

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