Oltre 8 milioni di lavoratori in attesa che il loro contratto siano rinnovato ma retribuzioni in aumento. Si allarga la forbice dell’inflazione. Mostrano luci e ombre i dati sul lavoro diffusi dall’Istat. 

I contratti in attesa di rinnovo a gennaio sono 51 e riguardano circa 8,5 milioni di dipendenti, corrispondenti al 66,2% del totale. L’istituto per le Statistiche spiega che si tratta della quota più alta dal gennaio del 2008. In pratica due dipendenti su tre stanno aspettando. Solo il pubblico impiego, d’altraparte, pesa per 2,9 milioni di lavoratori e 15 contratti.

Guardando nel dettaglio quanto accaduto a gennaio, alla fine del mese a fronte del recepimento di un accordo (gomma e materie plastiche) ne sono scaduti ben cinque (agricoltura operai, servizio smaltimento rifiuti privati, servizio smaltimento rifiuti municipalizzati, commercio e Rai). Quel che ha fatto balzare il numero dei dipendenti in attesa si rinnovo, spiega l’Istat, è il contratto del commercio, che include ad esempio i commessi e tocca circa due milioni di dipendenti. Comunque a febbraio già sono state ratificate delle ipotesi di accordo, che toccano quattro dei 51 contratti scaduti, per un totale di circa 500 mila dipendenti (tessili, pelli e cuoio, gas e acqua e turismo-strutture ricettive).

D’altro canto le retribuzioni contrattuali orarie a gennaio segnano un balzo dello 0,6% su dicembre, mentre sono salite dell’1,4% su base annua. Il rialzo mensile sia dovuto allo scatto di miglioramenti economici previsti per alcuni contratti in vigore. Aumenti che di solito partono proprio a inizio anno. Si allarga ancora la forbice con l’inflazione, ferma nello stesso mese allo 0,7%. In pratica i salari crescono il doppio dei prezzi, ma il divario è quasi esclusivamente dovuto alla frenata dei listini. Il rialzo mensile di gennaio è il più alto da due anni e in lieve recupero rispetto a dicembre è anche il dato annuo (a +1,4% da +1,3%). Sempre in termini tendenziali, l’Istat registra gli aumenti maggiori per i settori energia e petroli (4,6%), estrazione minerali (4,3%), telecomunicazioni (4,0%). Invece, l’Istituto continua a segnare variazioni nulle per tutti i comparti della pubblica amministrazione, che subiscono il blocco contrattuale.