Le olimpiadi di Sochi mi hanno intrigato. Non è stato tanto il tema delle Olimpiadi in sé, ma lo scenario sociale che hanno scatenato. Non critico le scelte e le posizioni della Russia su gay e lesbiche, ogni nazione sovrana opera nel suo ambito. Trovo tuttavia interessante comprendere se e cosa l’Unione Europea stia facendo in merito. Sicuramente il documento approvato questa estate è una pietra miliare in tal senso. Resto tuttavia perplesso e decido di indagare più a fondo. Una larga parte della attività di diffusione in merito ai diritti di gay e lesbiche implica una cultura pubblica che spesso manca, specie nei paesi del sud Europa. Mi domando cosa si stia facendo in Italia per implementare politiche che attivamente rendano la popolazione aggiornata in merito.

La ricerca di informazioni nella Pubblica amministrazione su quali bandi, concorsi, e progetti siano attivi è quanto mai perigliosa. Vi sono politici che hanno redatto il programma sui diritti civili, parte del programma Renzi, quali Giuliano Gasparotti e Ivan Scalfarotto. Alcuni mesi fa la deputata Concia ha vinto un bando di gara (da alcuni quotidiani criticato aspramente) per l’assegnazione di una consulenza di circa 50 mila euro (Iva inclusa) per la promozione di progetti atti a migliorare la comunicazione sul tema gay e lesbiche. Se escludiamo questa consulenza non appaiono chiari gli investimenti, sia da parte del governo italiano dimissionario sia, eventualmente, da parte dell’unione europea, stanziati per questo processo di informazione. Appare problematico che non vi sia una persona dedicata: dopo la rimozione del ministro Josefa Idem, la delega è stata accorpata al Vice Ministro Guerra che già detiene numerose cariche che la impegnano.

Appalti, come quello della menzionata ex deputata Pd Paola Concia, sembrano mosche bianche non chiaramente riconducibili ad uno scenario di sintesi pianificato e governato da un viceministro con deleghe dedicate o, almeno, un commissario per i diritti civili.

In questi giorni ho cercato, invano, di raccogliere dati su quali sono le risorse economiche, umane dedicate agli scenari anti discriminazione. Per alcune settimane è stato un continuo mandare mail, chiamare. Sono allegramente rimbalzato dal Ministero del Lavoro (che a quanto ho compreso) ha ricevuto in delega il tema delicato dei diritti civili, a quello delle pari opportunità. Di là, con gentile e cordiale educazione burocratica, mi è stato suggerito di chiamare l’Unar, dove “li seguono queste cose”. Giunto all’Unar fiducioso, al telefono mi rispondono che tutti i dirigenti sono in riunione. Riprovo il pomeriggio e i dirigenti son in una nuova riunione (per essere un momento in cui non vengono prese decisioni dato che il governo si sta ricostituendo si fan molte riunioni, lodevole!). Quando ho chiesto se avevano informazioni su quali fondi aveva dedicato l’Unione Europea a politiche antidiscriminazione mi sono sentito rispondere che sul sito si può cercare informazioni e che, se non si trova nulla li, non esistono.

Quindi tornando a noi cosa resta: una popolazione di donne e uomini che non vedono equamente rappresentati i loro diritti. Un vice ministro (uscente si suppone) che non è ben chiaro cosa abbia fatto in questi mesi. Un ex deputato Pd che ha una collaborazione da 50.000 euro. Informazioni su eventuali stanziamenti europei o italiani mancanti da ogni sito internet (nel caso vi siano e sono inetto nella ricerca chiedo venia in anticipo). Un Unar dove non si capisce correttamente (sarà colpa mia forse?) quali sono le politiche e gli eventi che hanno attivato e i relativi budget. Credo si possa fare di più per tutti i cittadini italiani che regolarmente pagano le tasse e si sentono, a seguito della mia ricerca mi sento di dire a ben diritto, discriminati, non dalla gente comune, ma da un precedente governo che appare manchevole nel fornire informazioni e soluzioni adatte.

Twitter @EnricoVerga