Un “corso espresso” di alta cucina destinato ai giovani che non lavorano né sono inseriti all’interno di un percorso di formazione, per offrire loro l’opportunità di imparare un mestiere: l’aiuto cuoco. Insegnante d’eccezione, lo chef del ristorante Scacco Matto di Bologna, Mario Ferrara. È rivolto ai Neet, letteralmente “Not in education, employment or training”, il progetto ideato da Coldiretti Emilia Romagna, dal Gruppo Camst e dalla Fondazione Duemila, in collaborazione con il dipartimento di Sociologia e Diritto dell’economia dell’Università di Bologna, allo scopo di insegnare una professione agli inoccupati ‘inattivi’. Ai giovani, per lo più tra i 15 e i 29 anni, cioè, che non studiano, non partecipano a corsi di formazione, ma che al contempo non riescono a inserirsi all’interno del mercato del lavoro. Giovani che vorrebbero sì iniziare a svolgere un mestiere, racconta il Rapporto annuale Istat del 2012, ma che troppo spesso finiscono per sentirsi “così scoraggiati dalle scarse opportunità occupazionali” offerte dall’Italia, da “ridurre l’impegno profuso nella ricerca di un posto di lavoro”, tanto da ritrovarsi, nemmeno trentenni, bloccati in una sorta di limbo senza prospettive, unica fonte di reddito la propria famiglia.

Un esercito da 2 milioni e 250mila unità, in Italia, secondo l’Istituto nazionale di statistica, che negli ultimi quattro anni non ha fatto che ingrossarsi: + 95 mila Neet nel 2012, il 4,4%, e più 391 mila dal 2008, il 21,1%. Un “problema sociale”, spiegano gli esperti, aggravato da una crisi economica che ha “significativamente ridotto”, anno dopo anno, per gli under 30, “le opportunità di ottenere o mantenere un impiego”, favorendo invece la disoccupazione che, per i ragazzi di un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, è cresciuta di dieci punti percentuale nel quadriennio 2008 – 2012, raggiungendo, a dicembre 2013, un tasso del 41,6%.

Ed è ai 90 mila Neet che risiedono in Emilia Romagna che Coldiretti e Università di Bologna vorrebbero riservare il corso espresso di alta cucina in partenza il 26 febbraio prossimo. “Con il supporto dell’Ateneo bolognese – sottolinea Coldiretti – il nostro obiettivo è formare giovani con competenze spendibili sul mercato del lavoro, in grado di valorizzare i prodotti enogastronomici di qualità del territorio, di saperli conoscere e cucinare secondo la loro stagionalità, per realizzare sia menù di qualità della tradizione, sia ricette innovative, avvalendosi della professionalità di un grande chef”.

Anche l’Emilia Romagna, del resto, come il Belpaese ha visto aumentare il numero dei giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: dal 9,8% del 2004 al 15,3% del 2011, secondo il rapporto Istat ‘Noi Italia’, “dove la componente femminile rappresenta il 18,9%, e la percentuale maschile l’11,9%”. Un dato “preoccupante”, sottolineano i partner del progetto, al quale “è necessario rispondere con iniziative mirate e proposte utili a favorire la collocazione nel mercato del lavoro”. Perché “il disagio sociale dell’essere fuori da un percorso scolastico o di formazione, e l’esclusione dal mercato del lavoro – precisa Coldiretti – comporta il forte rischio di maggiori difficoltà di reinserimento anche nella fase di riprese dell’economia”. Il rischio, insomma, per i giovani, di rimanere alienati e non autosufficienti anche quando la tanto sospirata ripresa, prevista già nel 2014 secondo l’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, si verificherà.

Il corso, alla sua prima edizione, si svolgerà in 12 settimane, da febbraio a luglio, e se il docente d’eccezione sarà lo chef Ferrara, Coldiretti fornirà prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento provenienti direttamente dal territorio regionale, mentre Fondazione Duemila, che gestisce le Case del Popolo, metterà a disposizione i locali e le attrezzature di cucina. “Per il corso – spiega Coldiretti Emilia Romagna – sono già stati selezionati 17 disoccupati tra i 18 e i 29 anni, 8 ragazzi e 9 ragazze, che a partire da mercoledì 26 febbraio inizieranno la scuola”.

“Il progetto – conclude la Federazione regionale dei coltivatori diretti – denominato ‘Cibo, qualità ed equità: un percorso formativo per creare occupazione’ vuole promuovere uno stile di vita sano ed economico, sfatando il binomio secondo cui la qualità del cibo e della ristorazione è solo ad alto costo”. I partecipanti alla scuola di cucina, infatti, contribuiranno a preparare cene aperte al pubblico, con prodotti di qualità ma a prezzi contenuti.