Un Paese europeo normale, quello che esce fuori in questi giorni dopo l’insediamento di Renzi. Un Paese dove è possibile che un politico di 39 anni arrivi a diventare Presidente del Consiglio ed una lunga schiera di cittadini della società civile, sia in Parlamento in posizione ultracritica ed innovativa come opposizione, mi riferisco al M5S. Una normalità mitteleuropea che traspare anche dalla forte presenza femminile nel Governo e tra i parlamentari. Anche nel discorso al Senato, a braccio, con la mano in tasca e la giacca aperta, duellando con l’opposizione e parlando concretamente di ripartire dalla scuola e dall’educazione, Renzi ci è sembrato davvero europeo. E’ evidente la scossa rispetto ai rituali ed alle abitudini che più che garantire la democrazia in Italia son servite fino ad oggi a salvaguardare una casta inamovibile ed ossificata. Renzi nella gara spietata con il M5S per il raggiungimento della “virtù civica”, ovvero meno sprechi, più lavoro, più vicinanza della politica ai cittadini, ha solo da guadagnarci. Ma sarà l’Italia a guadagnarci, perché niente potrà essere come prima. 

Intanto i tempi scanditi con precisione. Mesi e temi. E’ la morte “dell’effetto annuncio”. Esso ha senso quando si fonda sulla mancanza della declamazione dei tempi. Quando invece si afferma: questo sarà fatto entro febbraio, o marzo o maggio, beh non può essere effetto annuncio, perché la frazione di tempo è troppo limitata per contare sull’oblio civico. Nel senso che è difficile che oggi i cittadini possano dimenticare in così breve tempo, le scadenze solennemente dichiarate. D’altra parte la stessa accelerazione è stata determinata dal fatto che entro la fine di gennaio, Letta non aveva garantito l’approvazione della legge elettorale.

Adesso la situazione politica italiana appare più chiara e normale. C’è una sorta di presa del Palazzo da parte di giovani e donne, una rivoluzione nata e cresciuta su twitter, piuttosto che nei sotterranei di Sant’Eustacchio. Una rivoluzione che possiamo definire dei gigli bianchi (tutto sommato gelsomini giganti) che il ragazzo fiorentino vuole imporre.
Renzi ha dalla sua parte:
a) una vera opposizione, con la quale può mettere in piedi una competizione dura come una partita di buon rugby (lo sport più nobile del mondo), da cui il Paese potrà trarne solo vantaggi;
b) la necessità di sopravvivenza di una classe morta in politica che ha bisogno di lunghe manovre camaleontiche per mimetizzarsi ed uscire indenne dalla scena politica. Renzi non chiede di fucilare il passato, guarda semplicemente avanti e non è responsabile di ciò che è accaduto. Appare ai responsabili del disastro italiano una medicina accettabile rispetto al pur sacrosanto politometro economico richiesto dal M5S che è molto pernicioso per una casta politica che ne ha combinate di cotte e di crude.

Insomma oggi ha schiaffeggiato i Senatori, avvertendoli che sono in via di estinzione… non ha ricevuto applausi ma i voti di fiducia sì. Un po’ la stessa cosa che accadde durante il discorso di insediamento di Napolitano. Lì però gli applausi ci furono e non erano frutto di autolesionismo, ma una specie di sospiro di sollievo. Adesso la musica è diversa, e davvero il Sindaco d’Italia ha dichiarato guerra all’ipocrisia. Il tempo è in una clessidra implacabile e soprattutto ben esposta alla vista del popolo.