Una notizia buona e una meno buona sul caso dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. La prima è che il governo indiano ha assecondato il diktat imposto una settimana fa dalla Corte suprema, presentando oggi, termine ultimo, il suo parere sulla applicabilità o meno del “Sua act”, la legge indiana per la lotta al terrorismo, nel caso dei due fucilieri italiani, sotto accusa da oltre due anni per l’uccisione di due pescatori nelle acque dello Stato del Kerala durante il servizio di vigilanza armata svolto sulla nave “Enrica Lexie”.

Il procuratore generale indiano G.E. Vahanvati ha infatti presentato l’opinione del governo favorevole ad abbandonare il “Sua act” per la repressione della pirateria, ma ha chiesto che i capi di accusa vengano formulati dalla polizia. La difesa si è opposta a quest’ultima ipotesi e il giudice ha fissato una nuova udienza tra due settimane

Vahanvati ha consegnato al giudice B.S. Chauhan l’affidavit con l’opinione del ministero della Giustizia. Il documento sostiene però che i capi d’accusa saranno presentati dalla polizia Nia, l’unità antiterrorismo, che ha svolto le indagini. L’avvocato della difesa Mukul Rohatgi ha però obiettato che “è impossibile utilizzare la Nia in assenza del Sua Act”. Il giudice ha allora chiesto alle parti di presentare le loro posizioni fissando per questo un termine di due settimane.

All’uscita dell’udienza odierna in Corte Suprema, l’avvocato della difesa dei due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre Mukul Rohatgi ha voluto sottolineare il risultato di aver eliminato lo scoglio rappresentato dalla legge anti-pirati. “Con l’eliminazione del Sua Act – ha sottolineato – abbiamo fatto un primo passo. Ora presenteremo le nostre motivazioni avverse al mantenimento della polizia investigativa Nia”. 

Intanto il ministro della Difesa Roberta Pinotti e l’inviato del governo Staffan De Mistura sono a palazzo Chigi per un vertice con il premier Matteo Renzi, all’incontro partecipa anche il ministro degli Esteri Federica Mogherini.