L’instabilità politica fa più paura di mafia e della disoccupazione ma meno dell’andamento dell’economia. Lo evidenzia “La grande incertezza“, il settimo rapporto presentato a Milano dall’Osservatorio europeo sulla sicurezza e realizzato per conto di Fondazione Unipolis da Demos&Pi e Osservatorio di Pavia. Il 68,4% di chi ha risposto alle domande dei ricercatori si sente “frequentemente” in ansia per l’instabilità politica in Italia. Più dell’affermarsi della criminali, fonte di preoccupazione per il 35%. Anche più della possibilità di perdere il lavoro, che è in testa per il 49%, o il proprio reddito, che raggiunge il 31%. Quello che però impensierisce di più in assoluto, per sette italiani su dieci, è l’economia. “Il titolo del rapporto riecheggia ‘La grande bellezza’ di Sorrentino“, spiega Ilvo Diamanti, direttore scientifico di Demos&Pi. Il regista ha raccontato il declino della borghesia colta romana, il rapporto descrive la scomparsa del ceto medio e il fallimento della politica nell’offrire risposte credibili per il Paese.

Aumentano povertà e differenze sociali – Dopo il quarto cambio di governo in due anni e mezzo, la politica genera insicurezza. Pare impossibile che la classe dirigente riesca a risolvere i problemi del Paese, tanto che per il 67 per cento del campione, piuttosto che stare in Italia, conviene andarsene all’estero. Chi resta, si sente sempre più povero: per la prima volta, più della metà degli intervistati (il 52%) sostiene di fare parte del ceto medio-basso della popolazione. Nel 2007 sei italiani su dieci si sentivano parte del ceto medio. Per l’85% del campione, negli ultimi dieci anni sono aumentate fortemente le differenze tra chi ha troppo e chi ha troppo poco. Il 10-12% che fin dal 2007 si sente appartenere al ceto più alto pare intoccabile: la percentuale resta la stessa.

La priorità delle emergenze – Da dove partire per riconquistarsi il futuro? L’agenda degli italiani è molto chiara: al primo posto c’è mettere mano alla disoccupazione secondo il 49,4 per cento degli intervistati. A l secondo posto, staccata di oltre 30 punti percentuali, ci sono l’inefficienza e la corruzione della classe politica, un’emergenza per il 17,6 per cento. Seguono situazione economica (11,6 per cento) e tasse (8 per cento). Criminalità e immigrazione, gli “incubi” degli italiani dal 2007 al 2009, oggi sono al primo posto solo per l’1,1 per cento della popolazione (identica percentuale per entrambe le voci). Più importanti di questi temi il costo della vita e l’aumento dei prezzi (4,1 per cento degli intervistati), qualità della scuola (2,2 per cento) e del sistema sanitario (2 per cento). “La paura dell’immigrazione è un lusso che ci si può permettere quando si è ricchi e non si hanno altre preoccupazioni”, commenta Diamanti. Infatti se la permette la Germania: un terzo delle notizie che passa sul tg nazionale del canale Ard parla di questo argomento.

La paura genera euroscetticismo – La “grande incertezza” non risparmia nemmeno le istituzioni. Da Bruxelles fino all’amministrazione locale, senza distinzioni. Poco più di un italiano su dieci (il 12%) dice di avere ancora fiducia nello Stato. Non va molto meglio all’Unione europea: ha la fiducia del 27,1% degli italiani, poco più dell’euroscettica Gran Bretagna. In Germania la fiducia sale al 55%, in Francia è al 32,7% e in Spagna al 37,8%. Non un segnale incoraggiante a tre mesi dalle elezioni europee.