Votare la fiducia alla supernova Renzi significa avallare un sistema di potere marcio, e peggio ancora, significa essere indifferenti.

Odio gli indifferenti, perché non serve a nulla alzare l’indice in segno di protesta, se poi nei passaggi decisivi si china il capo. Odio gli indifferenti, perché criticare, significa avere il coraggio di coniugare teoria e prassi battendo una strada diversa. Una strada isolata e senza posti al sole, ma la strada che la coerenza ci detta.

Odio gli indifferenti, perché non c’è distinzione fra chi costruisce un governo in fretta e furia sulla spinta dei peggiori istinti del Paese (e della minoranza del suo partito) per salvaguardare la propria ambizione personale, e chi vota la fiducia ma si spende attivamente al festival dei distinguo.

Odio gli indifferenti, perché quelli che ammiro hanno portato sempre con fierezza i segni delle loro scelte contro-corrente e non si sono mai soffermati sui giochi di palazzo e il calcolo personale.

Odio gli indifferenti, e in questo caso li odio quanto i carnefici stessi, perché sono essi stessi che nutrono un potere marcio che fa l’interesse dei pochi, con il loro pesante e assordante silenzio.

Odio gli indifferenti, perché voteranno compatti in favore delle politiche di austerità, li odio perché questo significa legittimare un governo dell’economia che arricchisce chi ha troppo e affama chi ha niente. Odio gli indifferenti, perché verrà nominato con il loro voto ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Li odio perché, Padoan non è un tecnocrate a caso, ma un epigono del neo-liberismo che ha contribuito con “i suoi cattivi consigli” (come sottolineato da Krugman) ad affossare l’Argentina e la Grecia.

Odio gli indifferenti, perché non guardano alle trasformazioni dell’economia globale e credono che preservare l’unità di un partito marcio sia più importante della coerenza e del mettersi in gioco assieme ad altre voci critiche che crescono nel continente.

Odio gli indifferenti, perché non hanno capito che l’Ulivo non è la prospettiva politica da cui ripartire. Il primo governo Prodi promosse attivamente liberalizzazioni e flessibilità del mercato del lavoro, creando, con il pacchetto Treu, un ginepraio di forme contrattuali, funzionali solo a chi voleva sfruttare il lavoro sottocosto di un esercito di precari senza diritti.

Odio gli indifferenti, perché stanno votando un governo che ha già detto, prima di essere effettivamente in carica, che non farà nessuna patrimoniale.

Odio gli indifferenti, perché stanno continuando a spingere disoccupati e precari verso il disincanto e il non voto. Li odio perché stanno contribuendo a un futuro d’indifferenza verso la politica da parte delle categorie più deboli.

Odio gli indifferenti perché invece di assumersi le proprie responsabilità, parlano di ricatto. Vorrei ricordargli che c’è gente nella storia che ha tirato dritto anche quando costava tanto. Chi vuole nutrire di coerenza e valori la propria azione politica non può colpevolizzare i servi del sistema, ma deve trarre le logiche conseguenze delle sue scelte. Se non lo fa, è perché in fondo o non è veramente saldo nelle sue convinzioni, oppure non c’è poi tanta differenza fra lui e il marcio.

“Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime” (Antonio Gramsci).

È un momento buio, ma questo non significa che non esistano alternative a questa farsa. Ci vorrà solo il tempo e il coraggio necessari ad articolare una proposta politica davvero nuova e radicale. Nella storia i disegni progressisti hanno sempre richiesto sofferenza e spirito di sacrificio e molte decadi di rodaggio. Questo periodo storico non fa eccezione.