Affluenza record alle primarie di coalizione del centrosinistra in provincia di Bologna: più di 21mila e 500 i cittadini ai seggi, pari all’83% dei votanti per il segretario nazionale dello scorso 8 dicembre, come fa notare Raffaele Persiano, responsabile Organizzazione del Pd di Bologna. Il risultato delle urne nei tredici comuni al voto ha bastonato duramente i candidati sindaci “renziani” che, in vista delle primarie, avevano creato un cartello comune “contro l’Apparato del Pd” che li ostacolava, come aveva dichiarato l’aspirante sindaco Pd Stefano Sermenghi (uscito però vincitore dalle primarie a Castenaso, aggiudicandosi la corsa per il secondo mandato). Dei sette candidati sindaci sostenitori del premier Matteo Renzi, solo due hanno trionfato nelle consultazioni. Oltre a Sermenghi – che ha ottenuto il 75% dei voti contro il 25% del cuperliano Ruben Viti – ce l’ha fatta Paolo Crescimbeni che, a San Giorgio di Piano, ha vinto con il 60% dei voti contro il 29% dell’altro candidato del Pd, Fabio Govoni e l’11% del vendoliano Valerio Benuzzi.

Ad Argelato, il sindaco uscente, il renziano Andrea Tolomelli, è stato battuto dalla sfidante Claudia Muzic, consigliera comunale, sponsorizzata da cuperliani e civatiani: 1000 voti (il 52%) a 929 (il 48%). A Zola Predosa, Stefano Fiorini ha battuto, con il 65% dei voti, il renziano Alessandro Ansaloni (35%). A Castel Maggiore, Belinda Gottardi lanciata dal sindaco uscente Marco Monesi, cuperliano, con il 51% dei voti ha trionfato sul renziano Francesco Baldazzi (49%) e su Carlo Castellucci, sempre del Pd (24%).

A Galliera, il responso delle urne ha premiato con ampio margine Teresa Vergnana (62% dei voti) contro il renziano Maurizio Lodi (38%). Nel neonato comune di Valsamoggia, dove il Pd aveva messo in campo tre candidati – Daniele Ruscigno ex sindaco di Monteveglio, civatiano, Angela Alimonti ex assessore di Crespellano e Andrea Finelli, ex assessore a Bazzano e sostenitore di Renzi, sono stati 2.198 gli elettori. Una schiacciante maggioranza ha scelto Daniele Ruscigno che con 1.490 voti ha incassato il 68% dei consensi. Con 431 voti (20%), al secondo posto, Angela Alimonti. Solo 275 voti (12%) sono andati al bazzanese – e renziano – Andrea Finelli. Una vittoria netta dell’ex sindaco che così si prepara a guidare il centrosinistra alle prime elezioni del nuovo comune nato dalla fusione delle cinque municipalità.

Partecipazione sotto la media a Casalecchio, dove il confronto tra Massimo Bosso, erede del sindaco Simone Gamberini e sostenuto dal partito compatto, e l’outsider Beatrice Grasselli, Verde, ha premiato in modo schiacciante il candidato Democratico: 1065 voti (87%) contro 153 (13%). Nell’altro grande comune dell’hinterland bolognese, San Lazzaro, alle urne si sono affrontati in tre: Isabella Conti, assessore alla Qualità, indicata da Macciantelli, con l’appoggio del grosso dei renziani e cuperliani; Mauro Maggiorani, sostenuto da elementi di cuperliani, civatiani e da parte di Sel, e Giorgio Archetti, appoggiato da Sel e dai Civici. Ha vinto la favorita Conti con 1148 voti (44,7%), ma ha preso meno di 200 voti di scarto rispetto a Maggiorani (37,9%).

Ad Anzola si aggiudica la candidatura il cuperliano Giampiero Veronesi che sconfigge con il 71% la vendoliana Stefania Naldi (5%). Sfida tutta renziana e al femminile a Malalbergo, dove Monia Giovannini, sostenuta dal partito e dall’amministrazione uscente, trionfa con l’84% dei voti su Roberta Bonori (16%). A Monterenzio erano ben quattro i candidati dell’area Pd. La spunta Pierdante Spadoni (37% dei voti) contro Giuseppe Di Lieto (32%), Pietro Pellicciari (29%) e Mirko Buson (2%).

A Vergato, infine, la vittoria va alla cuperliana Antonietta Lenzi che incassa il 70% delle preferenze, lasciandosi dietro il civico Pasquale Colombi con il 30% dei voti. A commentare i risultati delle primarie, dai microfoni di Radio Tau, è Marco Macciantelli, sindaco uscente di San Lazzaro e responsabile Enti locali del Pd Emilia-Romagna. Guai – raccomanda – a dare una «lettura di corrente» dei risultati . “Non si può sempre misurare tutto in un’ottica congressuale. Dobbiamo essere capaci ogni volta di chiudere una pagina e aprire un’altra. Ora non portiamo la campagna elettorale per le primarie oltre le primarie. Chi ha perso deve dimostrare lealtà, mentre a chi ha vinto spetta l’impegno di unire”.

“L’istituto delle primarie come strumento di selezione democratica delle candidature esce di gran lunga rafforzato”, sottolinea il segretario Pd Raffaele Donini che ha messo l’accento su alcuni dati che emergono dal voto: il consenso “politicamente significativo” ottenuto dalle donne (su 13 candidati 6 saranno donne); un ulteriore “ringiovanimento” del gruppo dirigente (l’età media dei candidati sindaci è di 45 anni, e alcuni sono poco più che trentenni); la conferma di quattro candidati su cinque tra i sindaci uscenti (Sermenghi a Castenaso, Vergnana a Galliera, Fiorini a Zola, Ruscigno – fino a poche settimane fa primo cittadino di Monteveglio – nel nuovo Comune di Valsamoggia). “Si è trattato – mette in chiaro Donini – di un passaggio elettorale non riconducibile alle primarie” di due mesi e mezzo fa, e agli schieramenti costituitisi intorno alle tre candidature a segretario nazionale”. I candidate del Pd usciti vincenti dalle primarie correranno per la carica di sindaco alle elezioni amministrative del prossimo 25 maggio.