I ministri del governo, di cui i commentatori più entusiasti non hanno timore di dichiarare che la vera novità e il vero valore aggiunto è Matteo Renzi, hanno giurato e tra loro non c’è un solo nome che segni un’inversione di tendenza rispetto a quello che li ha preceduti.

Il nome che avrebbe veramente potuto dare un segno inequivocabile di discontinuità e di “ravvedimento operoso”  sul cosiddetto “nodo” della Giustizia che non è sconnesso dall’economia né tantomeno dalla credibilità del paese, e cioè quello di Nicola Gratteri è rimasto incredibilmente, ma previdibilmente, fuori.

Secondo le ricostruzioni de Il Fatto Quotidiano è stato depennato last minute e per il veto non superabile di Giorgio Napolitano, per il quale un magistrato nell’esercizio delle sue funzioni jamais, a meno che non si chiami Nitto Palma e non sia nel cerchio magico di Berlusconi e Previti. Probabilmente l’ostilità presidenziale dell’ex comunista allergico a prescindere al potere indipendente della magistratura, quando non è alla catena della politica,  è stato il tocco definitivo dopo il diktat alfaniano e il vis à vis tra Renzi e Berlusconi.

Il profilo di Nicola Gratteri non si presta a strumentalizzazioni e obiezioni pretestuose di alcun tipo; è al di fuori di qualsiasi corrente, corrisponde al profilo del magistrato “riservato” che parla con gli atti, non si è imbattuto per sua fortuna in protagonisti della politica, ha prestigio indiscusso all’estero sul fronte cruciale della lotta alla criminalità organizzata, è pragmatico, concreto, infaticabile.

Ma il problema è che non condivide il ricorso all’amnistia e all’indulto ciclici come rimedio al sovraffollamento delle carceri; ritiene che la prescrizione ridisegnata dalla ex-Cirielli sia un’amnistia mascherata; vuole l’informatizzazione  degli uffici giudiziari; pensa che se viene sostituito un magistrato non debbano per questo essere buttate via le dichiarazioni già rese nel corso del procedimento e che non si deve ricominciare tutto da capo; ritiene che per essere candidabili in Parlamento occorra non essere dei pregiudicati.

Dunque un corpo estraneo al sistema di potere consolidato da almeno un ventennio del quale Giorgio Napolitano è custode e garante al massimo livello.

Perciò il Guardasigilli non doveva essere lui e dalle due ora e mezza di “ordinario disbrigo delle pratiche” come, non richiesto, le ha graziosamente definite Napolitano è uscito il ministro della Giustizia che mette d’accordo tutti e non dispiace a nessuno a cominciare da Berlusconi. Infatti Il Giornale riporta in prima pagina un Berlusconi “deluso” dalla compagine governativa ma che sulla giustizia parla di “scelta accettabile”.

Evidentemente non deve essersi dimenticato della paginata che Il Foglio aveva dedicato all’allora responsabile del furum sulla giustizia del Pd voluto da Bersani, Andrea Orlando e ora ministro della giustizia con Renzi, che faceva grandi aperture sul “processo breve” in quel momento strategico per Berlusconi, includeva tra le priorità della giustizia la revisione costituzionale per eliminare o ridurre drasticamente l’obbligatorietà dell’azione penale e si dichiarava favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e Pm con tanto di sezione disciplinare sdoppiata. 

Sembra che l’interessato, che tra l’altro non ha nemmeno un corso di studi e un curriculum pertinente all’incarico anche se queste sembrano ormai osservazioni fuori luogo, preferisse essere confermato all’Ambiente finito invece nelle mani di Galletti in quota Udc, dottore commercialista e revisore contabile.

Invece per la gioia dei penalisti convinti che “saprà contenere le invasioni di campo di quei settori dello Stato che pretendono di condizionare la politica sulla giustizia” e che hanno interpretato alla perfezione il convincimento presidenziale sarà lui a dover gestire un ministero-chiave per la ripartenza, la credibilità e l’onorabilità del paese.

Grillo che ama le immagini forti ha definito il governo Renzi “uno spettacolo da ultimi giorni di Pompei”; sicuramente è una perfetta e pericolosa sintesi di arroganza, incompetenza e continuità di cui avremmo fatto volentieri a meno.