Dalle slot machine alla gestione dell’acqua pubblica. L’ex deputato Pdl Amedeo Laboccetta rispunta al comando della Gori Spa, azienda a capitale pubblico-privato, una multiservizi nei settori acqua, energia, ambiente che per conto dell’Ato (Ambito territoriale ottimale) fornisce il servizio idrico a un un milione e 700mila utenti cioè a 76 comuni della Campania nella zona del Sarnese-Vesuviano. Trombato alle ultime elezioni politiche, la sua nomina somiglia a un vero e proprio blitz. Apparentemente sono stati i sindaci dei vari comuni a trovare la quadra sul suo nome, ma determinante è stato l’aiuto dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, nonostante giuri e spergiuri di non fare più politica attiva e di essere solo concentrato sui suoi processi è sempre più al centro di fitte trame e complessi intrallazzi. Incontra Denis Verdini anche se smentisce, parla con i suoi referenti parlamentari confluiti nel Gruppo per le Autonomie Locali che si preparerebbero ad appoggiare il prossimo governo presieduto dal premier incaricato Matteo Renzi, organizza Forza Campania, (ne fanno parte sette consiglieri regionali) fronda interna a Forza Italia che fa impallidire Stefano Caldoro, governatore e pupillo di Silvio Berlusconi.

Nick ‘o Mericano, questo il suo soprannome di battaglia, è un treno in corsa. I suoi amici, hanno fondato anche un gruppo: “I Cosentiniani”. Rinfrancati, sentenziano: “Nicola dimostra di essere un leader e saper fare la politica”. L’ex deputato, smaltiti gli otto mesi tra carcere e arresti domiciliari si è rituffato nell’agone politico ed ha rinserrato le truppe d’assalto. Il colonnello Amedeo Laboccetta, già Msi, “purgato” con l’acqua di Fiuggi di An, è saltato sul carro Pdl diventandone addirittura coordinatore cittadino a Napoli. Non ha seguito i suoi vecchi amici ed ha “sposato” nella gioia come nel dolore Nicola Cosentino restandone fedele. Da un anno, da quando è rimasto fuori dalla Camera, primo dei non eletti, l’ex parlamentare sperava di riacciuffare un ruolo e ce l’ha fatta. Sono solo quisquilie & pinzillacchere le indagini che lo vedono coinvolto.

Nel novembre 2011, si precipitò a dall’imprenditore Francesco Corallo, titolare della società Atlantis, mentre era in corso una perquisizione, strappò dalle mani di un ufficiale della Finanza il computer di Corallo (figlio di Gaetano, già inquisito per collusioni con la mafia) ma più che altro datore di lavoro dello stesso Laboccetta: “Questo Pc è mio, io sono parlamentare e me lo porto”. Dopo mesi e una richiesta dei giudici al Parlamento, Laboccetta riconsegnò il Pc ma la Finanza scoprì che dal computer erano stati “cancellati in profondità” tutti i contenuti, e ne era stata mutata la titolarità. Poi il Parlamento ha votato un condono ad arte ma questa è un’altra storia. Sta di fatto che Laboccetta deve la sua nomina, da un lato, all’azione di Carlo Sarro, cosentiniano di ferro e senatore sopravvissuto all’epurazione delle liste voluta da Silvio Berlusconi. Ma più che altro Sarro è commissario liquidatore dell’Ato ed ha indicato il nome di Laboccetta, d’intesa con i renziani e con l’accordo dei sindaci dell’assemblea dei Comuni.

Lo sconfitto dell’operazione resta inesorabilmente Caldoro, sempre più isolato politicamente ed a rischio. I numeri in consiglio regionale cominciano a mancare e proprio Forza Campania gli ha dato un chiaro aut aut. La verità è che Nicola Cosentino resta un potente. Sceglie uomini, chiude accordi, riesce a condizionare l’attività istituzionale. Quello che i magistrati accusano di essere stato il “referente nazionale del clan dei Casalesi” sa di essere politicamente determinante anche se ufficialmente non ricopre alcun tipo di carica istituzionale e di partito. Lui, Nick ‘o Mericano continua a schermirsi, gioca di rimessa, ripete a perdifiato: “Sono un perseguitato”. “Sono vittima di un complotto”. “Pago il prezzo di aver rotto la politica del consociativismo”. “Contro di me l’accanimento dei giudici”. “Sarò assolto dai miei processi”. “Non mi candiderò più”. “Non farò più politica attiva”. Il tutto innaffiato con “ho riscoperto i valori della famiglia, dell’amicizia, del volontariato”. Anche perché sul capo di Nicola Cosentino pende ancora un pronunciamento di ripristino della custodia cautelare (è stato scarcerato perché i suoi legali hanno dimostrato la sua distanza dalla politica attiva) e una nuova indagine per il reato di estorsione aggravata dall’avere agito per agevolare il clan camorristico dei Casalesi dove risultano coinvolti anche i fratelli Giovanni e Antonio, l’ex prefetto di Caserta ed ex deputato del Pdl Maria Elena Stasi e l’ex sindaco di Villa di Briano (Caserta) Raffaele Zippo.