Il Festival di Sanremo è alle ultime battute, e inevitabilmente si comincia a pensare già al prossimo anno. In conferenza stampa, e prima ancora sui giornali di oggi, il direttore di RaiUno è stato chiaro, quasi tassativo, su uno dei consueti rumors che ogni anno attraversano la sala stampa: “L’anno prossimo tocca a Paolo Bonolis?”. Ecco, no. Tassativo. Le parole precise di Giancarlo Leone sono inequivocabili: “Escludo che alla conduzione del prossimo Festival ci possa essere Bonolis. Chiederò prima la disponibilità di Fabio Fazio e in seconda battuta guarderei comunque in casa Rai”. È un no che non sembra contro la professionalità di Bonolis. Piuttosto pare l’ennesima presa di distanza di Giancarlo Leone dal giro di Lucio Presta. In fondo è stato proprio il direttore di RaiUno a promuovere il regime change sanremese, congedando il direttore musicale Mazzi e tutto il contorno prestiano che aveva piantato le tende all’Ariston. E forse una parte in questa fermezza può averla avuta anche il caso degli operai napoletani che hanno protestato in sala all’esordio di questo Festival. A quanto pare è stato proprio il team Presta a offrire loro alloggio gratuito, sperando di averli ospiti a La Vita in Diretta del giorno dopo. Una vicenda che ha irritato non poco Leone e gli altri dirigenti Rai.

Archiviata l’opzione Bonolis, la volontà di chiedere di nuovo la disponibilità di Fazio sembra un gesto cortese e dovuto, più che una scelta reale. Anche perché questa edizione televisivamente non è andata granché bene e Fabio Fazio non vede l’ora di tornare a casa. Risorse interne targate viale Mazzini, dunque. E in pole position c’è ancora una volta Carlo Conti, l’eterno incompiuto della tv di Stato, l’aziendalista che tira la carretta, incassa grandi ascolti, piace al grande pubblico nazionalpopolare ma non ha mai messo piede sul palco dell’Ariston. Un po’ perché pare abbia quasi terrore fisico di affrontare l’impresa, un po’ perché, appunto, Conti piace troppo alle nonne e alle zie e troppo poco ai sostenitori di una televisione leggermente più innovativa.

Leone si è fatto scappare qualche altro nome, come quello di Antonella Clerici (“Che però lo ha già condotto”, ha chiosato) o di Flavio Insinna, uno stile frenetico di conduzione potrebbe però mandare letteralmente in tilt il carrozzone sanremese (e provocare più di qualche crisi isterica agli spettatori da casa). A parte Conti, dunque, sembra che sul piatto non ci sia molto altro. A meno che, ribadisce ancora una volta Leone, Fiorello non accetti la nostra consueta offerta di condurre il Festival: “Lui è fuori categoria e ha la precedenza su tutti gli altri. Sa che ci piacerebbe averlo all’Ariston ma ha sempre detto di no. Se cambia idea, basta farmi una telefonata in tempo utile…”. Il sogno (forse irrealizzabile) è proprio lui, Fiorello. Ma il mattatore siciliano ha sempre dichiarato di non tenerci poi così tanto a farsi maciullare dal frullatore rivierasco. Si scalda Carlo Conti, dunque. A meno che, ancora una volta, la sua riconosciuta professionalità (anche se forse un po’ troppo rassicurante) non venga sacrificata sull’altare del nome di grido.

di Domenico Naso