Eroe d’Europa o errore d’Europa? Il simpatico teatrino semantico ha accompagnato un ragionamento ad ampio raggio tra il crac di Lehman nel 2008 e il primo riverbero nel vecchio continente con il quasi default ellenico, che in uno scenario altamente indicativo come il Centro Studi Americani di Roma è stato affrontato da vari “punti cardinali”. La visione nord europea, con la difficoltà di quei cittadini di serie A nel comprendere perché prestare denaro a chi non è e non sarà in grado di restituirlo; la versione mediterranea, con la massiccia consapevolezza che proprio per non avere più né somari né primi della classe che schiacciano gli altri, occorre un nuovo euro-rinascimento che parta dalle intellighenzie; e la visione di chi immagina un punto di rottura nelle prossime elezioni europee di maggio, quando i partiti anti euro e anti Ue potrebbero ottenere un risultato clamoroso, costringendo l’intero sistema ad evolversi.

Greco-eroe d’Europa non è solo il titolo del mio libro che è stato presentato ieri nel prestigioso istituto americano a Roma, ma è un auspicio, con tanto di prove date dalla storia, recente e lontana. Ha scritto Zygmunt Bauman che «L’Europa non è un tesoro che va scoperto ma una statua che deve essere scolpita». I greci sono un popolo assolutamente peculiare. Non amano essere comandati, non possono subire inquadramenti rigidi, non hanno un ordine mentale prestabilito. Vivono di impulsi, di slanci, di attriti, di faide, di campanilismi, così come la storia ci ricorda. Guardare ai fatti di ieri per decifrare quelli di oggi può risultare un esercizio utile per snocciolare cosa si nasconde effettivamente nell’animo greco.

Lì dove per un momento sembra che regni solo il caos di problematiche o la confusione di soluzioni si possono scorgere invece i contorni della chiave per aprire il libro delle risposte. Gli esempi di eroismi, del passato lontano e più recente, servono per radiografare la mentalità ellenica che fin qui nessuno ha analizzato, fermandosi solo a trattare Pil, spread o quantificazioni dei debiti. Invece non è solo con dati alfanumerici o previsioni di bilancio che si può spiegare questa grande crisi che non è meramente ellenica. Sbagliato e controproducente non capire come dall’Egeo sia partito il segnale di allarme per un’intera visione che semplicemente oggi non si sposa più con i parametri di questo mondo. Giorgio La Pira, politico italiano, sindaco di Firenze, terziario domenicano, ebbe a dire: «Nel destino del Mediterraneo, la tenda della pace» quasi a voler intendere che la risposta è nel mare nostrum, non per una volontà romantica o per un tentativo meridionalistico di risolvere i nodi, bensì perché fisiologicamente non può che essere quello il baricentro di un continente che per la smania di dati e trend ha perso la meta più preziosa: una visione.

E allora quali le nuove lenti da inforcare per “leggere” le pagine che fin qui in moltissimi hanno scelto di ignorare? Le storie di coraggio degli eroi ellenici, da Leonida a Glenzos, da Vaxevanis a Markaris, possono essere un’occasione per scardinare silenzi e cecità, per mettere un po’ di sale lì dove la ferita brucia di più: per prendere coscienza di come siano gli uomini, e non i numeri, a contenere al proprio interno la meta agognata che nessuno ha ancora raggiunto.

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