“Ubriaco io? Non sono mai lucido… È diverso”.
Lux Interior 

The-CrampsMoriva nel febbraio di cinque anni fa Lux Interior, leader e fondatore dei Cramps. Una band che ha tracciato un solco indelebile nel panorama della musica rock, più precisamente verso la fine degli anni ’70.

E dove se non a New York? Microrealtà musicali stavano prepotentemente acquistando forza e stavano tracciando la strada verso un nuovo modo di fare musica. La spinta creativa che animava la scena musicale di quel tempo generò gli stili più disparati, ma anche autentici modelli ai quali le generazioni future avrebbero certamente fatto riferimento. Tra questi, appunto i Cramps. Lux e la sua compagna, Poison Ivy Rorschach, hanno saputo unire l’energia primordiale del rock alla ruvida tecnica inerente il punk. La follia però non era tanto generata dalla musica, quanto dalla provocazione manifesta che l’estetica del gruppo concedeva: la trasgressione iconoclasta di Lux Interior univa, tra le altre cose, alcuni elementi tratti da film horror di serie B: “Quando ero un ragazzo – amava ricordare – prendevo l’autobus nei weekend, per andare al cinema. Vedevo di tutto. Almeno fino al giorno in cui dissi ai miei genitori che volevo vedere The Brain Eaters. I miei vecchi si opposero decisamente a questa mia scelta. Ricordo che mio padre disse a mia madre: The Brain Eaters? Che io sia dannato se lo lascerò andare a vedere questo film. Il ragazzo è già abbastanza rintronato”.

Di fatto i Cramps incarnavano l’antico spirito dell’oltraggio e, allo stesso tempo, palesavano l’amore sfrenato per la cultura junk americana. La versione riveduta e corretta di Surfin’ Bird e la successiva Human Fly (ambedue classici minori degli anni ’50) avevano creato intorno al gruppo parecchie aspettative. I rumors delle radio locali e l’organizzazione sapiente di Alex Chilton fecero sì che il debutto della band al CBGB di New York fosse un trionfo. Conoscete vero il CBGB? Ne ho scritto in passato, ma comunque era un leggendario locale newyorkese capace di consegnare ai posteri la storia del rock. Prima di chiudere i battenti si è regalato la gloria eterna, avendo ospitato gruppi quali Ramones, Suicide, Television ecc. Su quel palco ha spiccato il volo la carriera dei Talking Heads mentre l’ascesa di Patti Smith è partita proprio dal rock club del Lower East Side di Manhattan. 

Ma torniamo ai Cramps e al loro esordio. Quel giorno, il pubblico fu testimone dello spettacolo più macabro e sconvolgente mai visto sopra un palco; fu un vero e proprio rito pagano: Lux si contorceva e saltava da un amplificatore all’altro come fosse tarantolato, sostenuto dalla sua indiscutibile carica magnetica. Oltre ad ottenere uno straordinario successo personale catturò l’attenzione dei media, tanto da essere definito da un giornalista della stampa locale “the psychosexual werewolf/Elvis hybrid from hell”.

Quel concerto fu il preludio al primo album, Songs the Lord Taught Us, capolavoro assoluto e pietra miliare della New Wave: ferocia e humor nero si coniugarono perfettamente all’innato senso dell’ironia della band.

Non vado oltre, l’omaggio è servito. Recuperatevi gli album successivi, quelli che tanto per intenderci li hanno resi famosi. Ai novizi, consiglio di andarci cauti, ai veterani raccomando “di leggere altro…”, quanto scritto è oltre il risaputo.

Resta il fatto che la carriera dei Cramps non ha mai patito sbandate commerciali, nonostante i numerosi cambi di formazione, Lux Interior e Poison Ivy hanno perseguito il proprio modo di esprimersi con coerenza.

Da un punto di vista musicale, è doveroso sottolineare quanto tali sonorità siano state saccheggiate negli anni, oltremodo risultando fonte innegabile di ispirazione per diversi artisti dell’era shoegaze. Non ci credete? Chiedete a Jim Reid dei Jesus & Mary Chain oppure se preferite a Sonic Boom degli Spacemen 3.

È tutto.

9 canzoni 9 … dei Cramps

Lato A

• Like a Bad Girls Should

• Bikini Girls With Machine Gun

• Creature From the Black Leather Lagoon

• Human Fly

Lato B

• Tear it Up

• Go go Muck

• Garbage Man

• Strychnine

• People Ain’t no Good