Il rischio è quello di rivedere tra pochi mesi Napoli infestata dai sacchetti neri. Questo sostiene l’avvocato della Sapna, la società provinciale dei rifiuti, Sergio Cosentino: lo ha messo tra le righe dell’atto di citazione con il quale la società interamente controllata dalla Provincia di Napoli ha chiesto al Tribunale civile il sequestro conservativo di oltre 52 milioni di euro nei confronti del Comune di Napoli. Se ne discuterà nell’udienza del 3 marzo. Se la richiesta dovesse essere accolta e si dovesse procedere col sequestro delle somme, tra le quali gli introiti della Tares, sarebbe un’ulteriore mazzata sui dissestati conti dell’amministrazione de Magistris. Quelle risorse, si afferma nell’atto promosso dalla società presieduta da Enrico Angelone, sono indispensabili e indifferibili per far uscire la Sapna dalla palude di una situazione insostenibile: i 2 Stir provinciali (impianti di tritovagliatura dove si conferisce gran parte del tal quale proveniente dal napoletano) sono vicini alla saturazione, i fornitori protestano perché non vengono pagati, i treni che portano una consistente parte dei rifiuti napoletani in Austria potrebbero fermarsi per colpa di 12 milioni di euro non ancora onorati. E se si bloccano gli impianti e i viaggi all’estero, la monnezza tornerà a marcire per strada.

I 52 milioni invocati dalla Sapna sono la quasi totalità dei 59 milioni che il Comune deve alla società provinciale per la gestione del ciclo dei rifiuti nel solo 2013. Nel dicembre scorso è stata corrisposta una prima tranche di 7 milioni di euro. Ma non bastano. Alcuni Comuni minori hanno già regolarizzato la loro posizione. Pagando il dovuto, rateizzando, o chiudendo una transazione.

In ogni caso è una guerra tra poveri. Da un lato il Comune di Napoli, in crisi finanziaria e con il piano di rientro dal deficit bocciato dalla Corte dei conti. Dall’altro la Provincia di Napoli, istituzione dal futuro più che incerto, titolare per legge della gestione del ciclo dei rifiuti sul territorio napoletano, che esercita attraverso la Sapna. Enti che in teoria dovrebbero collaborare. E che invece da un po’ di tempo si guardano in cagnesco: c’è dissenso sul futuro della istituenda Città Metropolitana e su chi dovrebbe andare a presiederla. Una situazione che lascia balenare sullo sfondo un nuova esplosione di una crisi spazzatura simile a quella del 2007-2008 che tagliò le gambe alla carriera politica di Antonio Bassolino e che fu tra le concause della caduta del governo Prodi e della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi.