Non sono d’accordo. Le acrobazie verbali per individuare un vincitore nell’O.K. Corral tra Grillo e Renzi mi sembrano solamente piaggerie partigiane un po’ sull’imbarazzante. In effetti ieri lo streaming ci ha mostrato due personaggi in assenza d’autore (che non trovano più gli abituali soggettisti e consulenti di immagine per farsi predisporre i rispettivi script; senza i quali sono smarriti). Ossia, due presunti “grandi comunicatori” che sono soltanto “bulimici concionatori”. Speaker inadatti all’essenza della comunicazione che è quella di scambiarsi contenuti e rettificare la propria argomentazione grazie all’ascolto di quella altrui.

Dunque, il tipico dialogo tra sordi. O meglio, gente che voleva fare il sordo per trarne vantaggi in termini di posizionamento tattico.

Semmai Grillo è stato fedele al proprio cliché impostando il non-incontro come l’ennesimo vaffa, questa volta sbraitato in una piazza catodica.

Renzi – invece – ha cambiato tattica di gioco, passando al cosiddetto “abbraccio mortale” (vulgo “bacio del lebbroso”): dall’assertivo al mellifluo.

L’effetto è stato, nel caso dell’attaccante (Grillo) quello della minestra riscaldata o del copione risaputo come dimostrazione dell’incapacità di giocare in un ruolo diverso. Nel caso del contropiedista (Renzi), si sono sparsi nell’aria effluvi di antica democristianeria sagrestana come vaselina virtuale per piazzare all’avversario materialissimi ombrelli dove non batte il sole.

Spettacolo a dir poco penoso. Che però evidenzia alcuni aspetti interessanti.

1) la presunta democrazia internettiana si è rivelata ancora una volta farsesca: i militanti M5S avevano deciso di andare a vedere il bluff di Renzi contro il parere dei boss G&C (consapevoli dei rischi rappresentati da un terreno di dialogo per cui non sono attrezzati) e Grillo ha fatto volare immediatamente il tavolo alla faccia del mandato ricevuto. Poi ha spiegato – in un trasalimento di sincerità – che nonostante i tormentoni sulla purezza democratica (ovviamente diretta) lui predilige forme dittatoriali (“sobrie”, alla Monti?). Che i talebani democraticisti internettiani del Movimento prendano nota.

2) La presunta vena ecumenica di Renzi nasconde in realtà l’intento di fare asse privilegiato con Berlusconi (con il terrore che corre lungo la schiena di Alfano). Magari per andare al voto tra qualche mese. Qui giocano affinità elettive evidenti, ma anche volontà accaparrative di elettorati altrui, trascurando la possibilità di perdere il proprio bacino di riferimento (che potrebbe migrare nel non-voto o verso i Cinquestelle. Ma nel primo caso tale scelta non produce effetti sulla dittatura partitocratrica che ha preso in ostaggio la società. Per il secondo pericolo si prova a tagliare l’erba sotto i piedi a G&C sul piano del reality, come nello streaming di ieri).

In effetti quelli che abbiamo visto all’opera sono due tipetti che hanno un solo chiodo fisso: quello del “non si fanno prigionieri”. E il primo effetto è stato sostituire alla complessità della politica l’antica pratica semplificatoria del teatro delle marionette. Con un burattino che fa il fenomeno con le bastonature che infligge e l’altro che vuole suscitare simpatia nel pubblico facendo la vittima. L’infantilizzazione della politica.