Il nome c’è”, dice Filippo Taddei, il responsabile Economia del Partito democratico. C’è ma non si può ancora rivelare. Ma una fonte vicinissima al presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi rivela: “Sarà Guido Tabellini”, economista, ex rettore della Bocconi, l’allievo prediletto di Mario Monti, attento al rigore dei conti ma non dogmatico. Un anno fa disse no all’ipotesi di una candidatura nelle liste di Scelta Civica, sollecitata da Monti, ma il suo nome circola da un paio d’anni per tutti i ruoli economici di prestigio in Italia e in Europa (si era parlato di lui proprio come ministro del Tesoro di Monti). Un supertecnico che dovrà essere affiancato da politici, magari da Enrico Morando, l’ex senatore espressione dell’anima più liberista del Partito democratico, anche lui considerato papabile per la poltrona più alta di via XX Settembre (“Non mi ha chiamato nessuno”, precisa al Fatto).

Anche se il premier incaricato continua a ragionare anche su Piercarlo Padoan, neopresidente dell’Istat, che ha una sfumatura di sinistra che manca a Tabellini, anche se il suo passato da direttore della fondazione ItalianiEuropei lo connota come un po’ troppo vicino a Massimo D’Alema per i gusti renziani. Ieri pomeriggio all’improvviso Matteo Renzi chiede un incontro al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco che stava partendo per il G20 di Sidney, facendo tappa alla Bce a Francoforte. Il direttore generale Salvatore Rossi è già in Australia, Visco stava per raggiungerlo. Ma Renzi ha fretta, i due vertici di Bankitalia torneranno fra quasi una settimana. Si presenta in via Nazionale con Graziano Delrio, a discutere del programma economico del futuro governo, soprattutto della linea da tenere in Europa. Il comunicato di via Nazionale riferisce che “si è parlato dell’attuale situazione congiunturale e delle principali tematiche economiche, sia italiane sia europee”. Spiegano i renziani che Delrio è andato nella sua veste di “capo dello staff” (sottosegretario alla presidenza del Consiglio), visto che sarà lui uno degli interlocutori più importanti per la Banca d’Italia nel seguire lo sviluppo del programma economico cui sta lavorando Filippo Taddei.

Veniamo al resto della squadra. Le due grandi novità di giornata sono Michele Emiliano e Raffaele Cantone. L’ex magistrato, sindaco di Bari, è il favorito per il ministero della Coesione territoriale (quello che fu di Fabrizio Barca), diventato sempre più importante perché da lì passano i fondi europei per il Mezzogiorno. Cantone, il magistrato napoletano anti-Camorra che da anni lavora in Cassazione, è il nome che Renzi ha finora tenuto coperto ma che servirebbe a dare una forse spinta di innovazione a un ministero cui sembrava destinato, fino a poco fa, il vicepresidente del Csm Michele Vietti. Renzi, però, ha incontrato anche un altro magistrato famoso, Nicola Gratteri, procuratore aggiunto a Reggio Calabria. 

Angelino Alfano, il leader di Ncd, sembra aver accettato di rimanere ministro (quasi certamente Interno) rinunciando a fare il vicepremier. E questo era un risultato abbastanza scontato, altrimenti il governo Renzi avrebbe assomigliato un po’ troppo a quello Letta. Ulteriore punto fermo: Giampiero D’Alia, Scelta Civica, impalpabile ministro della Funzione pubblica del governo Letta di cui non si ricorda una sola riforma o dichiarazione. Resta da capire se Renzi recepirà i suggerimenti europei e quirinalizi di confermare Enzo Moavero agli Affari europei o se inserirà Federica Mogherini, della segreteria Pd. Nel caso resti Moavero, la Mogherini andrebbe alla Farnesina, come vice di Emma Bonino. Il negoziato sul sottogoverno è ancora agli inizi, già è complicato scegliere i ministri. Ma tra i sottosegretari o i vice di peso potrebbe esserci la senatrice Linda Lanzillotta, ex Pd oggi Scelta Civica, forse all’Economia.

Si sono perse le tracce di Luca Cordero di Montezemolo che non ha mai detto di no alla possibilità di finire allo Sviluppo economico ma non ha neppure detto di sì, mentre è abbastanza sicura la riconferma, come vice, del montezemoliano Carlo Calenda. L’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato MauroMoretti ha presentato ieri un piano industriale da 11 miliardi come se niente fosse, anche se è un potenziale ministro del Lavoro. “Se Moretti ricoprirà un incarico di governo di Matteo Renzi ritireremo l’invito all’ex sindaco di Firenze a venire ai corsi mascherati del Carnevale di Viareggio”, ha detto il presidente della Fondazione Carnevale Stefano Pasquinucci, visto che Moretti è sotto processo per la strage del 2009 in cui sono morte 33 persone per un’esplosione in stazione.

di Stefano Feltri e Carlo Tecce
da il Fatto Quotidiano di giovedì 20 febbraio 2014