La telefonata tra il finto Vendola e Fabrizio Barca ha aperto uno squarcio sulla formazione del futuro governo Renzi ma anche scatenato polemiche, dubbi, riflessioni sul Pd. Anche quella di Carlo Freccero, tra le altre cose fondatore di Rai4.  

Freccero che lei non sia un fan di Renzi non è un mistero per nessuno. Come ha visto questo giro di boa interno al Palazzo, quest’ennesimo governo senza elezioni? 

Noi viviamo attualmente la contraddizione di vivere con una Costituzione formale basata sul principio illuministico di difesa delle minoranze, ma cerchiamo di applicarla in modo contrario, affinché le maggioranze possano esercitare quella che è di fatto una dittatura. Prendiamo ad esempio il Parlamento. La dialettica parlamentare nasce per permettere anche alle minoranze di esporre le proprie idee e partecipare alla costruzione della legge. Esaminiamo quello che è successo sul decreto Imu-Bankitalia: la Boldrini ha giustificato la ghigliottina dicendo che era suo dovere troncare (in quanto Presidente della Camera) il dibattito parlamentare per permettere alla maggioranza di governo di legiferare. Dunque, il Parlamento va esautorato; le leggi sono un prodotto dell’esecutivo, in quanto appoggiato dalla maggioranza, e le minoranze sono qualcosa di superfluo, illegale, inutile, che dev’essere condotto al volere dei più. 

Ieri il programma radiofonico La Zanzara ha teso una trappola a Fabrizio Barca con una telefonata nella quale un imitatore si fingeva Nichi Vendola. Barca si è lasciato andare ad uno sfogo su forme e contenuti dello stile renziano. Cosa ne pensa? 

Trovo che lo scherzo a Barca sia l’emblema di quanto sta accadendo: occorre estrapolare il dissenso con l’inganno, perché la tendenza è quella di non creare casi d’insubordinazione alla maggioranza. Oggi tutti sono renziani, come ieri tutti erano berlusconiani. I sondaggi hanno sostituito i criteri di verità.

Secondo lei anche il ragionamento complesso, tratto distintivo di un tecnico dal passato militante come Barca (resta celebre il riesumato ‘catoblepismo’), fa parte dell’insubordinazione?

Il pensiero critico, che è stato il mito della mia generazione, appare ormai come elemento di disturbo che rallenta il corso degli eventi. Pensate addirittura che qualcuno propone di abolire o ridimensionare la filosofia nei licei.  

Dunque quando Barca dice, a proposito del progetto renziano, “non essendoci un’idea, siamo agli slogan”, lei è d’accordo? 

Per il momento sì, c’è solo comunicazione ed effetti speciali. 

Lei sostiene che ormai il dissenso va estrapolato con l’inganno. Sottintende con questo che in molti la pensano come Barca ma si astengono dal dirlo?

Assolutamente sì. Lo spiega molto bene la teoria della spirale del silenzio “coloro i quali hanno un’opinione diversa da quella da loro percepita come maggioritaria, si rifugiano nel silenzio per paura dell’isolamento”. L’unico valore oggi che ottiene riconoscimento è l’obbedienza al conformismo vigente.   

Il nome di De Benedetti appare nei due scoop della settimana: prima intervistato da Friedman sulla vicenda Monti-Napolitano, poi sulle pressioni a Barca per il ministero del Tesoro. Entrambi elementi che vanno a favore di Matteo Renzi e del suo governo. Casualità? 

Io credo che i giornalisti invece di essere dei persuasori occulti sono in buona fede dei persuasi dal pensiero unico. Finiscono per essere sempre, o quasi, dei credenti del potere, come se lo avessero somatizzato. La stampa ha perso il suo status di contropotere ed è divenuta anch’essa una forma di potere; anzi spesso ne rafforza le tesi.

Per quanto scomodo al diretto interessato, il punto di vista rubato a Barca potrebbe aprire una breccia alla pseudo compattezza pro Renzi del Pd?

Io trovo che la correttezza, il dissenso non strumentale e la lungimiranza politica di cui Barca ha involontariamente dato prova attraverso questa telefonata, potrebbero renderlo il potenziale leader della sinistra minoritaria.