Palazzi pericolanti da anni che si sbriciolano su se stessi, immobili sventrati che minacciano di crollare da un momento all’altro e mura di tufo innalzate in poche ore per isolare pezzi di centro storico dal resto della città. Sotto lo sguardo immobile di cittadini e amministratori, Palermo si sta disfacendo giorno dopo giorno. L’ultimo crollo è del 18 febbraio: nei pressi dello storico mercato del Capo una palazzina disabitata si sbriciola su se stessa alle 18 di pomeriggio. Nessun ferito, un miracolo, ma l’ennesimo caso di strage sfiorata in una dei centri storici più fatiscenti d’Italia. Per prevenire la tragedia la procura di Palermo ha aperto un’indagine su tutti gli edifici a rischio della città. I palazzi che necessitano di intervento immediato sono circa 300: ai proprietari, almeno 1300, è stato ordinato di procedere alla messa in sicurezza. Il primo caso eclatante risale al 5 febbraio scorso quando a piazza Garraffello, nello storico mercato della Vucciria, un palazzo è crollato su se stesso: anche lì nessun ferito ma tanto panico. Paura soprattutto che crolli del genere possano ripetersi con danni drammatici, dato che la zona, oltre ad essere il cuore del centro storico, di notte si anima e diventa teatro della movida cittadina. “Certo che abbiamo avuto paura , tanta paura” dicono gli abitanti del quartiere, dove la metà delle costruzioni è considerata a rischio crollo. Per mettere in sicurezza la zona, il comune ha ben pensato di circondare la piazza con inquietanti muretti di tufo, che in pratica isolano il quartiere dal resto della città. “Un muro qui in mezzo – spiegano sempre alcuni abitanti – è una cosa pessima perché impedisce alle persone di lavorare”.“Il Comune – spiega la professoressa Teresa Cannarozzo, docente di Urbanistica alla Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo – deve fare le opere in danno, deve mettere i privati in mora. Perché se non c’è la messa in sicurezza non può allignare nessun altra attività di tipo commerciale o intrattenimento. Mica si può rischiare la strage. Comunque molti stabili li hanno comprati le agenzie immobiliari, ma non sono ancora intervenute. Che cosa aspettano?” di Silvia Bellotti e Giuseppe Pipitone