Tra le priorità di Renzi non leggiamo quella della Giustizia. Eppur si muore. Di malagiustizia, intendo. Tralasciamo ora di disquisire della legittimazione di Renzi quale Presidente del Consiglio, legittimato solo da Re Artù, in spregio all’iter democratico delle elezioni.

Solo qualche giorno fa il Fondo monetario internazionale ci ricordava nuovamente quanto l’inefficienza del sistema giudiziario sia uno dei principali motivi della bassa crescita dell’Italia. Talchè «La lentezza dei processi, combinata a un alto numero di giudizi, fa sì che in Italia occorrano circa 1.200 giorni perché si abbia una decisione; tre volte di più che in Francia, Germania o Spagna. Si può giungere fino a 12 anni per la definizione di una sentenza di bancarotta, ed occorrono più di 7 anni affinché una banca possa recuperare le garanzie reali in caso di fallimento. Perché un processo civile giunga innanzi la Corte di cassazione possono passare fino ad 8 anni, laddove la media Ocse è di 2 anni. Il risultato è un arretrato di circa 10 milioni di processi, la metà dei quali sono di natura civilistica: si tratta invero dell’arretrato più alto d’Europa», scrivono gli autori del Rapporto evidenziando come una giustizia più celere sia «un fattore chiave per la crescita economica». 

Queste le analisi svolte dalla prospettiva economica. Investono il legame tra economia e diritti, certo importante. Ma a monte ci sono profili ancora più determinanti per comprendere come la Giustizia sia una priorità assoluta: la piena tutela del diritto alla giustizia ex art. 24 Cost. (condizionata illegittimamente dalla mediazione obbligatoria); la realizzazione compiuta di un sistema di legalità quale condizione imprescindibile per sorreggere una democrazia (dove abbiano un senso vari preziosi principi: certezza della pena; giusto processo; finalità rieducative della pena; multifunzioni della responsabilità civile; limiti della discrezionalità dei giudici; proporzionalità e certezza del fisco; certezza nella individuazione della competenza giurisdizionale; selezione rigorosa dei magistrati, togati e onorari, e degli avvocati ed un sistema credibile di verifica della responsabilità; chiarezza da parte del legislatore; ricorso a riforme organiche e non a quelle compulsive etc.). L’elenco di ciò che abbisogna oggi la Giustizia italiana potrebbe essere sterminato.    

Ciò di cui abbiamo tutti bisogno è la nomina di un Ministro della Giustizia che non si limiti ad apporre il visto e il Gran Sigillo dello Stato su tutte le leggi e i decreti firmati dal Presidente della Repubblica. Non abbiamo bisogno di un Guardasigilli che si ponga in posizione conflittuale con l’avvocatura (leggasi gli ultimi 2 ministri), né di uno che adori solo l’esposizione mediatica sciorinando numeri ascientifici e non credibili. Abbiamo bisogno di un Guardasigilli, serio e riformatore, il quale a fronte di un’emergenza giustizia (certificato dalle istituzioni internazionali, dall’entità delle misure indennitarie ex lege Pinto per l’irragionevole durata dei processi, dal numero elevato di condanne dinanzi alla Cedu, dal sovraffollamento delle carceri falsamente risolto con sconti di pena irrituali, da un livello di corruzione che non ha eguali in Europa) convochi immediatamente la magistratura e l’avvocatura e nell’arco di 1 o 2 mesi al massimo predisponga un decreto legge (ci sono tutti i presupposti) che affronti di petto e organicamente tutte le metastasi della giustizia.

In tale decreto dovranno certamente trovare spazio un incremento del rigore e della severità dei reati legati alla corruzione, il depotenziamento dell’istituto della prescrizione e dell’interruzione del processo, la semplificazione e la definitiva entrata in vigore del processo telematico (con un risparmio di tempo e di denaro enorme), la riforma della notificazione degli atti giudiziari (oggi strumento per annichilire i processi), la riduzione dei riti processuali civili (con un processo esecutivo serio e celere), la prescrizione di termini perentori (che oggi valgono solo per gli avvocati!), la piena terzietà degli organi di disciplina tanto della magistratura quanto dell’avvocatura, la riforma della responsabilità dei magistrati, l’accessibilità alla giustizia quanto ai costi.   

Giorni fa il Consiglio Nazionale Forense ha diffuso un report nel quale sono riportati i dati reali degli effetti dello scempio realizzato dagli ultimi Guardasigilli con le riformicchie compulsive e deflative, a seguito delle quali abbiamo avuto un aumento abnorme dei costi della giustizia (dunque oggi accessibile solo dalle fasce medio alte), un sistematico peggioramento dei tempi della giustizia (l’opposto di ciò che intendevano realizzare), la realizzazione di un sistema di incertezza del diritto che fa vacillare i diritti fondamentali.

Caro Renzi, a te la scelta di dimostrare con i fatti ciò che diffondi ai quattro venti.