Perché infierire sulla sinistra? Ci pensa già da sola. Eppure, la canagliata di cui è stato vittima Fabrizio Barca merita almeno due parole di commento. Nessun complotto, per carità: solo una specie di accanimento terapeutico, da parte degli stessi media  in spasmodica attesa dell’ascesa al trono di Renzi, contro i possibili leader della sinistra. Dopo Landini e Vendola c’è andato di mezzo anche Barca: l’uomo di cui si parlava, solo un anno fa, come possibile leader di un Pd con Renzi a Palazzo Chigi. Divisione dei compiti che personalmente avrei invertito – il leader politico è Renzi, Barca, invece, è capace di governare – e che comunque non ha retto di fronte alla bulimia di potere renziana.

Lo scopo di uno scherzo telefonico è far dire cose da urlo: intrallazzi, malevolenze personali, questioni pelviche… Quel che Barca ha detto al telefono, invece, sono cose relativamente banali, che a sinistra pensiamo tutti, e che tanto vale ripetere pure qui. Che Renzi è – era? – l’ultima carta del Pd: una carta che andava giocata infinitamente meglio. Che intorno a Renzi si muove tutto un circo di interessi vecchi e nuovi, di cui il Putto Fiorentino costituisce per ora l’unico collante. Che all’orizzonte del renzismo, per ora, non si vede lo straccio di un’idea, ma solo tante proposte più o meno sensate, tutte da sottoporre, beninteso, all’illuminato vaglio di Monti & Alfano.

Così, di fronte al Putto, una sinistra europea, socialista e liberale, si trova come al solito bivio. Fingere di non vedere le aperture di Renzi a personaggi del calibro di Berlusconi, Marchionne e Mauro Moretti, fingere di credere al suo riformismo, e cercare di condizionarlo entrando al governo, come a Barca era riuscito persino con Monti? Oppure lanciarsi nelle praterie che il Pd renziano lascierà alla propria sinistra, anche correndo il rischio di farsi cannibalizzare dal qualunquismo grillino? Alternativa secca, purtroppo: continuare a stare in mezzo al guado equivale a consegnarsi all’irrilevanza.