Lo stabilimento di Forlì del Gruppo Ferretti non chiuderà. Festeggiano rimuovendo gli striscioni affissi ai cancelli della fabbrica di via Ansaldo i 400 lavoratori forlivesi del Gruppo Ferretti, dopo che il tavolo convocato al ministero dello Sviluppo economico si è concluso, nella notte tra martedì e mercoledì, con una fumata bianca e l’annuncio relativo al salvataggio del sito produttivo a rischio chiusura. Shandong Heavy Industry Group – Weichai Group, dal 2012 proprietario al 75% del Gruppo Ferretti, che nelle scorse settimane aveva comunicato, e confermato, l’intenzione di dismettere lo stabilimento di Forlì trasferendo o lasciando a casa il personale, sulla base di un piano che doveva portare a un risparmio di 4,5 milioni di euro, ha infatti accettato di fare dietro front, sottoscrivendo l’accordo presentato da sindacati e istituzioni, la Regione Emilia Romagna in prima linea, per la salvaguardia della fabbrica. “E impegnandosi – riferisce Luigi Giove, Segretario Generale Fillea Cgil Emilia Romagna e coordinatore nazionale per il Gruppo Ferretti – a garantire la funzionalità e la produzione in tutti i siti produttivi dell’azienda per i prossimi quattro anni”.

“Un successo di gruppo”, riferisce la Cgil, “ottenuto grazie soprattutto all’impegno dei lavoratori, che uniti hanno lottato fino a dimostrare l’inutilità del piano presentato da Weichai, e cioè della chiusura della fabbrica di Forlì, innescando al contempo un forte meccanismo di solidarietà tra dipendenti e stabilimenti che oggi è indispensabile per affrontare la crisi”. Per salvare, infatti, i 400 posti di lavoro a rischio, tutti gli stabilimenti della Ferretti in Italia si erano mobilitati, e tutti e 1.500 gli operai impiegati nel Gruppo avevano aderito allo sciopero nazionale indetto il 4 febbraio scorso dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil dell’Emilia Romagna allo scopo di difendere il sito produttivo di Forlì, che poi è anche sede centrale di uno dei un simboli del Made in Italy, la Ferrari della nautica italiana, produttrice di marchi come Pershing e Riva, noti in tutto il mondo.

E’ un segnale molto positivo – sottolinea Giove – che la vertenza si sia conclusa positivamente grazie alla collaborazione tra i lavoratori, uniti nel tentativo di dimostrare l’inutilità della dismissione dei sito di Forlì, e le istituzioni, a partire dalla Regione Emilia Romagna, che a nome del presidente Vasco Errani ha proposto l’istituzione di quel tavolo tecnico che ha consentito di far emergere tutte le soluzioni alternative alla chiusura dello stabilimento. Ora speriamo che questo caso diventi un esempio e che preceda la chiusura altrettanto positiva delle vertenze aperte sul territorio regionale e nazionale, a partire da Electrolux”.

L’accordo che ha scongiurato la chiusura della fabbrica forlivese prevede il ricorso agli ammortizzatori sociali per gestire l’attuale calo di ordinativi, una procedura di mobilità volontaria e incentivata per 50 lavoratori nel Gruppo e la proroga della durata del contratto aziendale, la cui scadenza ora slitta al 2017. Nessun licenziamento, quindi, all’orizzonte, per i 400 lavoratori forlivesi, che nelle scorse settimane avevano risposto all’annuncio del gruppo Weichai con “proteste a oltranza” e scioperi “a singhiozzo”, con produzione interrotta “senza preavviso” e decisa “giorno per giorno”, perché, dicevano, “non è accettabile che una multinazionale cinese acquisti un marchio storico italiano e la prima azione che fa sia quella di chiudere la sede centrale del Gruppo sulla base di un piano di ristrutturazione debole e inadeguato ad affrontare le conseguenze della crisi del settore, mettendo peraltro in discussione uno dei poli produttivi e professionali di qualità senza garantire investimenti sugli altri cantieri”.

Ora Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil monitoreranno, “in stretta connessione col ministero dello Sviluppo economico, la Regione Emilia Romagna e il Comune di Forlì”, firmatari dell’accordo, “la puntuale applicazione degli impegni assunti”. Inoltre ministero e Regione “agevoleranno i processi di innovazione di processo e di prodotto, nonché nuovi progetti di ricerca”, mentre il Comune di Forlì verificherà la possibilità di allungare i termini relativi all’attuale destinazione d’uso dell’area vincolata all’accordo di programma del 2005.