L’uomo da 500 milioni nella vendita da 5 miliardi di navi militari al Brasile si chiama Piero Stefanon Ruzzenenti. Classe 1949, nel cuore è rimasto ufficiale dei paracadutisti. Dopo una vita in Brasile come agente (anche Oto Melara e Selex, gruppo Finmeccanica) e due candidature nel 2006 con il Movimento di Mirko Tremaglia e poi nel 2008 con la Destra di Storace, stava per fare l’affare della vita piazzando 11 fregate (60 per cento Fincantieri e 40 per cento di Finmeccanica) alla Marina brasiliana.

I pm Vincenzo PiscitelliHenry John Woodcock che indagano per corruzione l’ex ministro Claudio Scajola, l’ex deputato Massimo Nicolucci e l’imprenditore napoletano del settore aeronautico Paolo Graziano, amico dell’allora ministro della difesa brasiliano Jobim, non lo hanno mai identificato né sentito come testimone. Negli atti dell’indagine è stato a lungo intercettato nel 2011 sul suo telefonino brasiliano ma è rimasto sempre un ‘Piero N.M.I”. Fincantieri ha ricostruito la sua versione del rapporto con la società brasiliana in una lunga nota che è la base di un audit consegnato dal gruppo ai pm Woodcock e Piscitelli. “Il 6 Ottobre del 2008 – spiega Fincantieri – la società firma un accordo di “sale representative agreement” con PR International Consulting”, di Ruzzeneneti. Dopo un anno e mezzo di viaggi e contatti Fincantieri “decide di rinnovare, in data 6 Aprile 2010, in anticipo sulla scadenza di Dicembre 2010, l’accordo di assistenza commerciale con PR”.

Nella nota di Fincantieri non c’è scritto ma nel nuovo contratto si prevede, secondo Ruzzenenti, una percentuale del 10 per cento. Cinque giorni dopo, “il 12 Aprile 2010, i Presidenti dei due Paesi firmano un patto di Partenariato strategico Italia-Brasile”. Ruzzenenti è a un passo dai 500 milioni di euro ma il 30 luglio 2010 Fincantieri gli scrive che l’accordo è disdettato. Cosa è successo? Il 24 giugno c’era stato un accordo istituzionale tra governi e Fincantieri decide di far fuori Ruzzenenti perché non è più suo il merito. Ma in quei giorni entra in scena anche un altro potenziale agente. Il 14 settembre 2010 Berlusconi convoca Bono a Palazzo Grazioli: “Berlusconi – racconta Bono ai pm – disse alla presenza di Lavitola di tener presente che Lavitola era il suo fiduciario per il Brasile”. Ruzzenenti racconta al Fatto: “Con la scusa dell’accordo tra governi che era stato reso possibile dal mio lavoro, Fincantieri mi propose, senza mettere nulla scritto, di ridurre la mia percentuale dal 10 all’uno per cento”.

Comunque, nonostante l’ingresso di Lavitola sulla scena e le lettere di disdetta, Ruzzenenti tiene il pallino in mano fino alla primavera-estate del 2011. I pm di Napoli lo intercettano mentre è in partita alla grande e parla con Walter Tarantelli, manager di Telespazio Brasile, e con Alberto Maestrini, direttore delle costruzioni navali militari di Fincantieri, lo stesso che gli aveva disdettato teoricamente il contratto un anno prima. I commenti dei pm Woodcock e Piscitelli sulle conversazioni di ‘Piero’ (non identificato allora) non sono molto favorevoli: “Significativa, in quanto traspare il possibile pagamento di una tangente, è una telefonata intercettata sull’utenza brasiliana di Tarantelli con tale Piero (Ruzzenenti, ndr). Tarantelli dice al suo interlocutore dell’invio di due lettere e chiede un incontro con tale Pedro per perfezionare un accordo.

Nel contesto Piero (Ruzzenenti, ndr) suggerisce un incontro personale con tale Andrade (Sergio Andrade, titolare della Andrade Gutierrez, una grande società brasiliana che sta costruendo lo stadio di Porto Alegre ed è stato uno dei più grandi finanziatori della campagna elettorale che ha portato Dilma Rousseff alla presidenza del Brasile, nell’ottobre 2010, ndr) a questo punto Piero Ruzzenenti chiede esplicitamente a Valter Tarantelli come fare per pagare queste persone e Tarantelli risponde che poi si vedrà”. Poi Ruzzenenti aggiunge “dopo di ciò c’e bisogno che qualcuno vada a parlare con ‘quella’ e le dica di far firmare il contratto” e Walter Tarantelli dice che “a ’lei’ bisogna spiegare la prassi ovvero prima la firma degli accordi e poi solo dopo l’entrata dei finanziamenti si procederà’ al pagamento”.

Probabilmente “la signora” dovrebbe essere Dilma Rousseff da poco eletta presidente del Brasile e a lei bisogna spiegare che prima si fa la firma e solo dopo l’entrata dei finanziamenti si procede al pagamento. Di chi? Questa è la spiegazione che danno i pm napoletani nella richiesta di arresto contro Lavitola nell’estate del 2011: “Il riferimento dei pagamenti alle persone “sta gente” piuttosto che all’affare lascia ipotizzare la necessità di versare una tangente a coloro che verosimilmente si sono attivati per la buona riuscita dell’operazione nel comparto difesa del paese sudamericano”. Giuseppe Bono, l’amministratore delegato di Fincantieri, davanti ai pm sfuma in una riga il suo ruolo e soprattutto non parla dell’importo del 10 per cento della mediazione, che corrisponde quasi perfettamente alla percentuale dell’ 11 per cento della quale aveva parlato il grande accusatore Lorenzo Borgogni. Nel verbale firmato da Bono l’agente è denominato ‘Ruzzinetti’.

Contattato dal Fatto a Rio de Janeiro, Ruzzenenti risponde: “Ma quali tangenti! Erano commissioni lecite per un affare che purtroppo è sfumato. La mia società aveva firmato il 6 aprile del 2010 un contratto con Fincantieri che si impegnava a pagarmi una commissione del 10 per cento. In caso di vendita delle navi per 5 miliardi, PR avrebbe incassato 500 milioni. Tutto legale. Ovviamente avrei dovuto pagare altri soggetti che avevano lavorato all’operazione in Brasile. A me sarebbero rimasti circa 100 milioni di euro mentre il resto sarebbe stato diviso in altre 4 quote da 100 milioni ai gruppi che si erano occupati dell’affare”. Ruzzenenti descrive l’operazione: “le navi sarebbero state costruite da Fincantieri con Andrade Gutierrez, che avrebbe guadagnato circa un miliardo. Andrade era un grande finanziatore della campagna del presidente Rousseff ed era in grado di parlare con lei”.

C’è poi una conversazione del 30 maggio del 2011 nella quale Ruzzenenti “conversa con Maestrini (direttore dell’area militare di Fincantieri) e questi gli dice che lo ha chiamato Pedro e gli ha detto che va tutto bene a parte 50/60 milioni (…) Maestrini dice che lui gli ha dato l’opzione di pagare in ritardo condizionato al fatto di chiudere la negoziazione con i sindacati”. Spiega Ruzzenenti: “Pedro non è un politico ma Pedro Celestino Pereira, titolare di una società, la Icoplan. I 50 milioni sono relativi alla contrattazione per l’acquisto di un cantiere da parte di Fincantieri di un imprenditore, Mauro Campos”. Fincantieri replica: “Il nostro contratto del 2008 con PR International Consulting era in vista di una gara minore alla quale non abbiamo partecipato. Il 30 luglio 2010 abbiamo comunicato alla società che le nostre intese erano superate per l’intervenuto accordo governo-governo, e quindi non più valide. Nessun contratto è stato poi concluso e quindi non capiamo perché si debba continuare a parlare del niente”.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 febbraio 2014