Matteo Renzi ha scelto di farsi dare l’incarico di presidente del consiglio – con la ratifica formale di Giorgio Napolitano – da un vertice di partito invece che dagli elettori.

Una scelta così stupida, se fatta da una persona che stupida non è, deve avere una spiegazione.

E Renzi tutto è tranne che uno stupido. E’ un po’ bugiardo, molto furbo e ambizioso, ma non stupido.

Renzi ha mentito agli italiani negando troppe volte di volere la staffetta con Letta. Prima ha girato l’Italia dicendo che se lui avesse vinto D’Alema sarebbe sparito dalla scena. Ora sta salendo al Quirinale con la stessa tecnica di palazzo adottata da D’Alema 15 anni fa. Il rinnovamento di Renzi non doveva limitarsi alla sostituzione della sua persona ai vecchi leader, mantenendone i vizi. Invece ci ritroviamo a commentare la staffetta Letta-Renzi che sembra la riedizione di quella Prodi-D’Alema con al posto di Mastella e Cossiga i ciellini Lupi e Formigoni. Il Governo Renzi delude tutti, a partire dai suoi supporter, perché non nasce dal rinnovamento ma dal tradimento. Di Renzi verso Letta e del Pd verso Bersani.

Il Parlamento che darà la fiducia all’ennesimo inciucio è frutto non della vittoria ma della sconfitta di Renzi alle primarie del 2012 e del successivo soccorso al vincitore dopo quelle del 2013. I deputati del Pd che voteranno Renzi sono stati nominati da Bersani e poi, a parte la pattuglia che l’ex segretario aveva inserito come contentino allo sconfitto, sono saliti sul carro del vincitore, pronti a scendere alla prima buca.

Perché Renzi sta per consegnarsi a una maggioranza parlamentare che non ha scelto e della quale non si fida? Perché sta per legare il suo destino a quello di Angelino Alfano? Perché ha smentito tutto quello che aveva detto nei mesi precedenti?

La spiegazione più popolare di questa fretta è la cupidigia di potere. Arrivato alla soglia di Palazzo Chigi Renzi non avrebbe resistito alla tentazione di buttare giù il portone con una spallata. In realtà la cupidigia in Renzi non è così miope. Il ragazzo punta in alto e guarda lontano. E allora la spiegazione più convincente potrebbe essere un’altra. Forse Renzi continua a puntare a una vittoria netta alle elezioni che lo legittimi come premier però sa che per farlo deve ottenere da questo parlamento una riforma elettorale fortemente bipolarista. Il leader del Ncd, che sarà la prima vittima della riforma auspicata da Berlusconi e Renzi, lo ha cominciato a capire e per questo Alfano è il meno entusiasta dell’operazione staffetta.

Se Renzi riuscirà a convincere Alfano, il suo Governo nascerà. Il nuovo premier procederà a strappi stretto tra i veti di Civati e Alfano per portare a casa qualche provvedimento anti-casta di quelli buoni da sventolare in campagna elettorale. Poi metterà in mora Alfano e compagni sull’unica cosa che gli interessa davvero: la riforma elettorale. Mi sbaglierò ma la spiegazione più convincente della staffetta non è l’ansia di risolvere i problemi del paese né la voglia di sedersi sulla poltrona di presidente del consiglio. Il segretario del Pd ha chiesto la staffetta perché non si è fidato del duo Letta-Napolitano. Il presidente della Repubblica non avrebbe mai sciolto le camere senza riforma elettorale e il premier non aveva alcuna intenzione di mettere a rischio la sua sopravvivenza politica con un accordo Renzi-Berlusconi che avrebbe decretato allo stesso tempo la fine del Ncd e del suo Governo. Stretto in questa tenaglia il consenso delle primarie si stava sgretolando e Renzi ha fatto saltare il tavolo.

Non credo che il vero obiettivo di Renzi sia un Governo debole fino al 2018 ma una riforma elettorale che lo porti al voto entro il 2015 da una posizione di forza. Da presidente del consiglio ora è lui ad avere in mano la pistola carica per uccidere la legislatura, non più Enrico Letta né Giorgio Napolitano. Renzi ha pensato che la postazione migliore per portare a casa una riforma elettorale bipolarista concepita in modo da far fuori il Movimento 5 Stelle, che i sondaggi danno al terzo posto dopo la coalizione di centrosinistra e quella di centrodestra, fosse Palazzo Chigi.

Il suo obiettivo non è governare con Alfano ma ottenere la legge elettorale su misura dei due poli per poi giocarsi la partita al secondo turno contro Berlusconi o una sua controfigura. La staffetta non è stata indolore dal punto di vista del consenso che è precipitato nei sondaggi soprattutto tra i sostenitori di Renzi. Ma il presidente del consiglio incaricato sa di potere rialire la china grazie a un vantaggio non da poco: la copertura delle televisioni pubbliche e anche di quelle private. Il segretario del Pd non si lascerà sfuggire l’occasione del semestre europeo per cancellare la sua immagine provinciale poco solida. Certamente andrà in giro per il mondo a incontrare i grandi della terra e i telegiornali delle reti Rai, come sempre sensibili ai desiderata chi sta al Governo e potrebbe restarci, dedicheranno ampio spazio alle sue comparsate sorridenti sullo scacchiere mondiale. Anche Mediaset non sarà ostile, seguendo la linea dell’’opposizione morbida’ del suo rivale-alleato Berlusconi. Il vantaggio mediatico sarà sfruttato al massimo da un animale televisivo nato alla Ruota della Fortuna e cresciuto a pane e Mandela. Renzi arriverà così alle elezioni anticipate, che restano il suo obiettivo, da presidente del consiglio con la foto di Obama sulla scrivania e non da sindaco di Firenze alle prese con le beghe locali.

Se poi Renzi non riuscisse nell’impresa di fare le riforme, magari eliminando le provincie e il senato, se restasse impantanato nella palude post-democristiana e non riuscisse a ottenere la riforma elettorale anti-Grillo con il premio di maggioranza e il doppio turno, comunque manterrà il pallino in mano. La via d’uscita per lui sarebbero le dimissioni. Il presidente del consiglio potrebbe ripresentarsi tra un anno da Napolitano sostenendo che la maggioranza con Alfano non è in grado di fare le riforme e il cerino a quel punto resterebbe in mano a Re Giorgio. Il presidente della Repubblica, eletto solo con la scusa delle grandi riforme, non avrebbe molto spazio di manovra a quel punto. Esaurito anche l’alibi del semestre europeo, Renzi e Berlusconi spingerebbero per le elezioni anticipate con la legge attuale, come riformata dalla Corte Costituzionale. Non sarebbe uno scenario ideale per Renzi ma il segretario del Pd lo considera meno peggio della attesa nella quale Letta e Napolitano stavano macerando il suo consenso. Si dirà, ma allora con quale faccia Renzi dice che vuole governare fino al 2018? Con la stessa faccia con la quale diceva ‘Enrico, stai sereno‘ prima di pugnalarlo.