Quando ci si reca nel centro di Melbourne si notano agli angoli delle strade degli arzilli “vecchietti”, di tutto punto vestiti, che forniscono ai turisti indicazioni sulla città. Si chiamano “City Ambassadors” ed affiancano i funzionari dell’Ente del Turismo locale nell’erogare servizi alle persone che sono in visita alla città. Gentili, professionali, è un piacere rivolgersi a loro in quanto hanno la capacità di farti sentire davvero ospite della città.

Davanti alla scuola dei miei figli, ogni mattina una simpatica signora di nome Barbara supervisiona l’attraversamento dei bambini sulle strisce pedonali, munita di paletta, cappellino e fischietto. Questo è un lavoro che viene svolto sia a titolo volontario che, in alcuni casi, come prestazione lavorativa. L’altro giorno, per esempio, ho visto sul sito di una municipalità accanto alla mia una vacancy per tale ruolo, pagata 12 euro all’ora. Appena una piccola creatura si affaccia al marciapiede, l’inflessibile Barbara impugna la sua paletta e sifola a pieni polmoni, per fermare il traffico (in verità assai leggero) della zona e consentire un attraversamento sereno agli studenti. Finito il servizio, che dura circa 40 minuti – da 30 minuti prima del suono della campanella a 10 minuti dopo – sia all’ingresso che all’uscita degli alunni, Barbara sale sul suo Suv e se ne torna a casa. Ovviamente i miei figli quando l’hanno vista salire sul Suv mi hanno chiesto: “Ma perché una che ha i soldi per comprarsi il Suv decide di passare un’ora e mezza tutti i giorni per strada a fischiare ed alzare palette?”

Chiamasi volontariato di comunità, concetto tipico del mondo anglosassone e meno conosciuto da noi, dove invece prevalgono altri tipi di volontariato più legati ad organizzazioni e cause specifiche. In Australia vi è una quantità incredibile di persone che decide di devolvere parte del proprio tempo per il bene della comunità, supportando gli enti pubblici locali nell’assicurare servizi di ogni tipo agli abitanti della zona. Prosperano i centri comunitari che offrono attività ludiche, sportive e ricreative contando principalmente su personale volontario che ogni giorno dona qualche ora del proprio tempo per rafforzare la coesione sociale del quartiere. E’ una rete di “protezione sociale” alquanto capillare e che contribuisce fortemente alla costruzione di un’identità e solidarietà di quartiere.

Bene, avete presente l’annoso dibattito italiano sulle pensioni d’oro e sui diritti acquisiti dei pensionati? Ecco una soluzione semplice semplice per dirimere la controversia. Chi è in favore del prelievo forzoso sulle pensioni sopra i 3.000 euro ritiene che le persone con una migliore condizione economica debbano compiere un sacrificio per rimpinguare le casse delle Stato e permettere a quest’ultimo di assicurare i servizi di base, nell’ottica della solidarietà intergenerazionale. Soprattutto in un momento come quello attuale in cui vi sono continui e progressivi tagli al nostro sistema di welfare a causa della crisi economica. I pensionati arroccati sulla loro posizioni di privilegio sostengono che, dopo aver lavorato una vita, hanno diritto di godersi il benessere economico acquisito; e che tagliar loro la pensione da un giorno all’altro li metterebbe in difficoltà, avendo tarato il proprio livello di vita su una capacità di spesa pianificata in base all’introito pensionistico previsto.

Per trovare una sintesi tra le due posizioni, basterebbe formulare la seguente politica per i pensionati più ricchi: se vuoi mantenere le tua pensione sopra i 3.000 euro, devolvi 10 ore del tuo tempo alla settimana per servizi comunitari (accompagnamento bambini a scuola, consegna spesa a casa agli anziani, gestione biblioteche di quartiere etc..). Se invece non concedi tale disponibilità, ti applico un prelievo forzoso di un tot percentuale sulla tua pensione, a compensazione della valorizzazione del tempo che non hai concesso. In tal modo, il pensionato avrebbe la piena facoltà di scegliere cosa più gli conviene dare allo Stato, tempo o soldi. E non potrebbe lamentarsi di essere stato depredato dei propri diritti acquisiti. E lo Stato, in una maniera o nell’altra, riceverebbe o una prestazione diretta o dei fondi per finanziare interventi sociali. Pari e patta.

Prendiamo Giuliano Amato, che di questo argomento è diventato il simbolo: 31mila euro al mese. Meritati o no, non ci interessa. Vuole continuare a ricevere lo stesso tipo di prestazione? Benissimo: 2 ore al giorno da lunedì al venerdì a fare il guardiano al museo della Resistenza. Amato sostiene di non aver tempo in quanto impegnato in mille commissioni, docenze universitarie etc.? Nessun problema: prelievo di 12% sulla pensione mensile e con quei 3.000 euro paghiamo qualche persona in più per assicurare servizi alla cittadinanza. Semplice no? Ho l’impressione che con questo sistema avremo molti pensionati che d’incanto scopriranno il piacere del volontariato. E sarà un vantaggio per loro e per chi beneficerà del loro supporto.