Alfano ha aperto il vero problema a sinistra. Forse senza saperlo, ma tant’è. Che il Cav. in questi lunghissimi vent’anni si sia circondato di idioti, per di più inutili come ha aggiunto il segretario di Ncd, non sembra la più sconvolgente delle novità, essendo lui l’Intelligente che ha compreso tutte le altrui idiozie. Il Cav. non ha mai avuto bisogno di persone intelligenti, che per loro natura sono problematiche, positive ma problematiche, dicono incredibilmente dei no, si contrappongono per loro stessa natura a qualsiasi visione unilaterale delle questioni. Il Cav. ha sempre giocato sulla estrema fedeltà degli altri (anche nella storia di Fininvest, ma lì ha dovuto circondarsi di persone che sapessero fare un lavoro, insomma il contrario della politica di questi anni) e in politica ciò ha significato la garanzia di uno scranno eterno da ventimila euro  al mese. A cifre del genere, soggetti che ti seguano fino alla morte ne trovi quanti ne vuoi, camerieri che ti diano sempre ragione, lustrastivali nella condizione perennemente dispiacevole di avere sempre un po’ di mal di schiena.

Adesso questo problemuccio passa, con tutto il carico devastante che porta con sé, direttamente nel campo della sinistra. Nel campo della nuova sinistra di Matteo Renzi. Li avete un po’ seguiti questi giorni. L’aggettivo più cattivo, insultante, gratuito, nei confronti del nuovo leader è stato “leggendario”. Uno sprofondo salivare che ha raggiunto punte himalayane anche sui giornali, come ha raccontato Marco Travaglio. Questi giornalisti siamo noi e qualcosa vorrà pur dire. Ma è nel contesto più generale che si avverte il vero pericolo che avvolge il futuro di Matteo Renzi: l’unanimismo. Quell’afflato maleodorante che si stende su qualunque gesto del lider maximo, dalla mattina quando beve il suo primo caffè al bar (“ma hai visto che classe”, dicono affascinati i casuali avventori) al più semplice e banale dei gesti politici, che gli addetti (politici) alle pulizie considerano inevitabilmente non meno che “rivoluzionario”.

Il ragazzo, nel senso di Renzi, non darebbe su questo vere e proprie garanzie. Racconta di Firenze, chi lo conosce, che il carattere dell’ormai ex sindaco non è mai stato incline a un confronto veramente pieno, una volta espressa la sua idea, la sua idea dovrà passare. C’è una buona differenza tra decisionismo e prendere delle decisioni (dopo aver sentito il parere degli altri) e ci pare inutile illustrarla qui. Ma la deriva possibile, anzi probabile, all’interno del Partito Democratico, è che manchi del tutto anche il più pallido confronto (detto che Civati ormai è anche un filo macchiettistico). L’allinenamento militare, che ha superato abbondantemente i confini del ridicolo, di questi giorni è la dimostrazione palmare che l’attitudine del politico modesto a servire il potente di turno è ancora (e sempre) uno degli elementi distintivi della nostra società. In questo frangente, il Partito Democratico si è dimostrato davvero un (in)utilissimo idiota. E la nuova segreteria non deporrebbe nel senso migliore di un confronto tra paria, pur nella diversità dei ruoli. Troppi ragazzotti affascinati dal leader che vivono nel suo cono d’ombra. Un filo di speranza nel mite Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria, che pare un uomo equilibrato. Ma è un po’ poco per sperare che il buon Matteo non si sciolga di luce propria.