I protagonisti si chiamavano Anna e Marco, il bar frequentato lo Stomp con un proprietario discendente di Caruso, la storia ambientata in una periferia anni settanta che aveva poi una svolta durante ‘la sera dei miracoli’. Queste alcune delle tracce del testo di “Com’è profondo il mare – La vera storia di Anna e Marco”, lo spettacolo teatrale ispirato alle opere di Lucio Dalla non andato in scena al Petrolini di Roma per via dello stop imposto dagli eredi del defunto cantante bolognese. A raccontarlo al fattoquotidiano.it è l’addetta stampa della Compagnia Caterina Mannu, Enrica Quaranta: “Non venivano suonate, ascoltate o fischiettate canzoni di Dalla, ma soltanto citati titoli e stralci di testi. La storia completamente originale era stata creata dal nostro autore e attore Gabriele Carbotti, visionata attentamente dal nostro legale, infine depositata in Siae”.

Sette giorni prima del debutto però arriva il primo stop: “E’ arrivata la diffida da parte degli avvocati degli eredi di Lucio che ci ha costretti a far rettificare ai giornali articoli già pubblicati. Abbiamo detto che avremmo pagato i diritti d’autore anche se non c’erano canzoni però a poco più di un’ora dal debutto del 13 febbraio i legali di Dalla ci hanno negato di andare in scena con quel testo altrimenti rischiavamo il reato di plagio”. Morale della favola, ecco un nuovo testo edulcorato di citazioni dirette, nomi, titoli e con nuovo titolo e manifesto, “E poi quella sera… Sarà stato il ‘72”: “La nostra compagnia è un gruppo di lavoro che autoproduce i suoi spettacoli, rimane in scena dieci giorni in una sala piccolissima – continua la Quaranta – e il cui unico scopo era quello di omaggiare Dalla mantenendone viva la sua poetica attraverso la fruizione di un testo assolutamente originale che prendesse spunto da nomi, atmosfere e ambienti tratti, è vero, dalle sue canzoni, ma ormai riconducibili all’immaginario collettivo”.

“C’erano segni distintivi, frasi, parti del testo, titoli di brani, e la locandina con la sagoma di Dalla che andavano a ledere il diritto d’autore”, spiega al fattoquotidiano.it Eugenio D’Andrea, l’avvocato degli eredi dell’autore de L’anno che verrà, “in accordo con la Pressing e gli eredi abbiamo deciso che dovevamo far capire che ci sono delle regole e che vanno rispettate altrimenti, soprattutto dopo la morte del cantautore, le operazioni di questo tipo spuntano come funghi”. “In fondo sono dispiaciuto, la compagnia è amatoriale, dietro non ha chissà quale business, ma la regola è quella”, prosegue il legale, “e poi fossi stato in loro prima di scrivere il testo avrei provato a capire se lo potevo fare”. “Alcuni anni fa mettemmo in scena un testo analogo su Lucio Battisti”, continua la Quaranta, “e andò diversamente: nello spettacolo si accennava anche qualche nota dal suo repertorio ma a teatro venne perfino suo nipote da Poggio Bustone e si complimentò con noi. Ora non vorremmo arrivare a trovarci accusati di plagio se ci mettiamo a strimpellare “La canzone del sole” in spiaggia…”.

Una popolarità post mortem, quella di Lucio Dalla, che sorprende sia i suoi legali che gli stessi autori romani: “Assistevo Lucio nelle questioni legali anche quando era in vita, ma quello che ho visto accadere dopo il 4 marzo 2012 ha dell’incredibile – conclude l’avvocato D’Andrea – Già piazza Maggiore piena di gente per il funerale non me la sarei mai immaginata e ancora dopo un amore enorme che ammetto di aver sottovalutato”. “Per noi Dalla era qualcosa di unico – conclude l’addetta stampa della compagnia – “Volevamo provare a venire a Bologna sotto casa sua per recitare il testo così com’era nato, senza censure. Peccato”.