Dove va la televisione? Ok, il disorientamento è naturale, umano. Non vi preoccupate. Attenzione, però: la televisione va proprio lì, vi prende di sorpresa e punta ai vostri denari. Il servizio pubblico Rai non ha più capacità d’investimento, ma un pagamento annuale, il detestato canone, ve lo chiede sempre. Quei soldi sono necessari per sostenere l’esistente, per produrre serie tv di pessimo gusto, programmi antiquati e un paio di eventi nostalgici (il Festival di Sanremo, la comparsata di Roberto Benigni). La tecnologica è ridicola: la Rai va in giro con mezzi già rottamati a Berlino Est, fare i collegamenti è un salasso.

E ogni stagione, che sia la Formula 1 o il calcio internazionale, viale Mazzini perde un’attrazione popolare. Quest’anno l’azienda ha rifiutato i (costosi) diritti per le Olimpiadi di Sochi che, a spezzoni, Sky Italia trasmette in chiaro su Cielo, il canale digitale che viene irradiato dai ripetitori di proprietà del gruppo Espresso. L’appassionato di sci alpino o nordico, di staffette non politiche e di hockey su ghiaccio, deve pagare un abbonamento Sky. La scorsa settimana, e la notizia non vale una breve in cronaca, Mediaset ha scippato proprio a Sky l’esclusiva per la Champions League, addirittura per un triennio. Cologno Monzese ha offerto quasi 700 milioni di euro per arricchire il palinsesto di Mediaset Premium, la tv a pagamento sostanzialmente creata per contrastare l’emigrazione (o l’espansione) di Sky, già monopolista sul satellite.

I 700 milioni, di questi tempi, sono una cifra eccessiva per la famiglia Berlusconi e, soprattutto, per il peso specifico di Mediaset Premium. Ma Cologno Monzese vuole condurre un’operazione più complessa: alleanza con gli spagnoli di Telefonica, soci in Spagna, e nuova società per un digitale terrestre (a pagamento) in formato europeo. La reazione di Sky è pronta: le cose non accadono all’improvviso, mai. Non è ancora ufficiale, ma Sky non dovrebbe partecipare all’asta – non accessibile per Rai e Mediaset – per l’assegnazione di nuove frequenze: il bando governativo prevede che possa gareggiare per i canali più scadenti, quelli che non coprono bene neanche l’ 80 per cento (circa) del territorio italiano. Non conviene.

Il colosso dei Murdoch finge di rinunciare al digitale terrestre perché, in realtà, stacca denaro sonante per Cielo, la finestra, piccina, che (in teoria) potrebbe far concorrenza a Rai e Mediaset. Cielo potrebbe ospitare le gare (almeno le più importanti) del mondiale di motociclismo sottratto a Mediaset, dopo aver registrato ottimi ascolti con la finale di X-Factor e le Olimpiadi russe. La strategia è semplice: l’avamposto di Cielo è utile per far conoscere Sky e spaventare i rivali, ma chi non vuole differite o pezzettini deve sottoscrivere un abbonamento. La ruvida competizione fra Sky e Mediaset – Pier Silvio Berlusconi è addirittura intervenuto al telegiornale di Canale 5 per commentare l’acquisto di tre edizioni di Champions League – potrebbe agevolare viale Mazzini. A una condizione: ci vuole un po ’ di coraggio. Il rischio per il pubblico è ormai lapalissiano: la televisione-evento, presto, sarà soltanto a pagamento.

Il Fatto Quotidiano, 16 febbraio 2014