Le rivelazioni di Alan Friedman sull’estate del 2011 confermano quello che tutti noi italiani sappiamo da sempre, il paese non si governa attraverso le urne ma nelle stanze private dell’élite del denaro, dell’informazione e della politica. Ma ce la doveva proprio ricordare uno straniero questa verità? E lo doveva fare nella settimana in cui la lotta intestina all’interno del Pd ci sta regalando l’ennesimo presidente del consiglio non eletto da noi? Coincidenze? E’ probabile, questo è il paese degli scandali politici a catena, quindi secondo la legge dei grandi numeri è possibilissimo che la scoperta di uno si accavalli con lo svolgersi di un altro.

I più vecchi tra i lettori ricorderanno come il cambio della guardia alla guida del governo ogni qual volta mutava il segretario della Dc faceva parte della ‘normalità’ della Prima Repubblica; costoro ricorderanno anche le lotte all’ultimo sangue delle correnti democristiane, vere e proprie bande, armate di lunghi coltelli che venivano infilati al momento giusto nella schiena dei colleghi. Un film questo che oggi vediamo proiettato sul grande schermo della nostra vita.

Non ho ancora letto il libro di Freidman, ma all’inizio del 2012 una delle mie fonti di potere mi disse che il piano Napolitano-Monti era pronto già da un anno. Doveva scattare con lo scandalo Ruby, purtroppo quella storia di sesso e minorenni non creò lo scalpore richiesto per mettere Berlusconi alle corde. Quel piano venne rispolverato nell’estate del 2011 grazie al precipitarsi della crisi del debito sovrano e venne subito messo in atto. Sarà vero? In Italia tutto è possibile.

Vale la pena meravigliarsi di tutto ciò? Di storie come questa il nostro passato è pieno, storie di congiure di palazzo, di assassini politici tra gente che dovrebbe occuparsi del bene del paese invece che dar libero sfogo alle proprie ambizioni. E se non ci mobilitiamo noi cittadini di storie come queste continuerà ad essere pieno il nostro futuro.

Ciò che colpisce in tutta questa storia non è il tomo presentato al pubblico italiano da un giornalista straniero sui panni sporchi di casa nostra, ma il fatto che nessuno in Italia si sia dato la briga di fare quello che ha fatto Freidman: far luce su un capitolo oscuro della nostra storia più recente, e che nessuno si interessi alla seconda parte di questo capitolo ancora in fase di scrittura.

Questa settimana a Letta è stato dato il benservito da un uomo che sulla carta sembra arrivare da un pianeta diverso da quello abitato da Napolitano e dalla cricca dei soliti noti. Ma non facciamoci abbindolare ancora una volta dalle apparenze, il Dna della nuova guardia è identico a quello della vecchia, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Matteo Renzi, ricordiamolo, è stato eletto dai concittadini soltanto sindaco di Firenze.

Un nuovo esecutivo di facce nuove, questo lo slogan che si cerca di vendere all’Italia ed al mondo, ma anche la Dc ogni tanto tirava fuori i delfini che nel giro di poco tempo si trasformavano in squali. Qui non siamo a Camelot, ma in una democrazia bloccata gestita da un’oligarchia che ha fatto sue le regole massoniche.

In ultima analisi cosa ci propone Renzi ed i suoi cavalieri della tavola rotonda di così speciale? A parte l’appoggio politico del Pd che pure Letta aveva, si parla delle stesse cose: riforme istituzionali, rilancio dell’occupazione, riforma elettorale e così via, tutti quei compiti a casa che Letta non ha potuto fare perché non aveva una solida maggioranza in parlamento. Renzi si troverà nella stessa situazione, o meglio nella stessa palude, a meno che non conceda ai compagni di coalizione quello che loro vogliono.

Povera Italia.