Ore congestionate nel panorama di governo: qualcosa sta cambiando. Le consuete turbolenze di lobby e interessi evidentemente in planare conflitto lasciano il posto a commoventi amicizie nate sui banchi dell’asilo, a storiche militanze nelle associazioni a tutela dei nani da giardino, a indimenticabili liason formatesi giocando a “pippirimpettanuse pimpirimpetta eh”, a legami fraterni cementati in indimenticabili “gare di rutti” dopo fiumi di birra annacquata. È il momento della svolta.

I cittadini esultano. Dopo anni di politicanti e professionisti dell’inciucio, si profila all’orizzonte il primo governo “tecnico”, finalmente degno dell’aggettivo che ne qualifica la tanto agognata competenza.

Alvaro Vitali, insostituibile testimone della cinematografia nazionale, è appena salito al Colle per conferire con il Capo dello Stato. Ha le carte in regola. Non lo ha nominato l’elettorato, non lo ha designato il Parlamento, non è stato scelto da nessun Presidente, non sa nemmeno perché lo fa (circostanza, quest’ultima, garante della più assoluta indipendenza e del più immacolato disinteresse personale).

Non è la scena iniziale di un finora inedito Pierino al Quirinale, ma il momento più pregnante dell’epopea italiana.

Vitali ha con sé la lista della compagine destinata a guidare il Paese verso nuovi destini. È un elenco ragionato indenne dalle interferenze delle classiche logiche di partito e delle intemperanze dei movimenti tanto irrequieti da far arricciare i capelli ai loro leader.

Secondo le prime indiscrezioni, l’aspirante premier – al grido “basta con gli sconosciuti!” – ha individuato il collega Thomas Milian, noto come “er Monnezza”, che avendo vestito i panni del maresciallo Nico Girardi risulta la persona più idonea per il vertice del Viminale, e il comandante Francesco Schettino, le cui gesta marinaresche hanno calamitato l’attenzione internazionale più di quanto abbia saputo fare Orazio Nelson, per il Ministero dei Trasporti.

Il celeberrimo “Pierino”, che sembra essersi riservato l’interim del dicastero della Cultura, avrebbe pensato di coinvolgere un suo zio contadino, capace di fare marmellate imbattibili, per assegnare la poltrona dell’Agricoltura…

Bi Bip. Bi Bip. Bi Bip. Bi Bip.

Accidenti, la sveglia!

Mamma mia, che nottataccia! E che incubo…

Mi infilo di corsa sotto la doccia e ringrazio il cielo che sia stato solo un brutto sogno.

Poi accendo la radio, sento il GR e mi chiedo addolorato perché Alvaro Vitali non sia andato davvero a presentare la sua squadra…