In queste ore convulse pare quasi certa la nomina di Enrico Letta a sindaco di Firenze. E’ vero che Matteo Renziha puntato i piedi fino all’ultimo: non voleva dimettersi dalla carica di primo cittadino e anzi pare accarezzasse fino all’ultimo di candidarsi anche alla presidenza del suo consiglio di zona. “Letta vuole farmi le scarpe”, avrebbe confidato ai fedelissimi.

Ma alla fine si sarebbe convinto a fare un passo indietro, in considerazione del continuo andirivieni tra Palazzo Vecchio e Palazzo Chigi, con intertempo al Largo del Nazareno, che si sarebbe reso necessario. La decisione finale sarebbe maturata dopo un colloquio segreto con Giorgio Napolitano, tenutosi nel bagagliaio della Smart. “Non facciamo sciocchezze. Avanti e indietro con la Smart non ce la puoi fare” avrebbe ammonito il Presidente della Repubblica. “E nemmeno con il Frecciarossa. Ti ci vorrebbe minimo un Porsche”.

Dunque, sia pure a malincuore, Renzi si appresterebbe ad abbandonare la poltrona di sindaco di Firenze. Per prendere il suo posto sono già pervenute le candidature di Civati, Cuperlo, Fassina, Boschi, Serracchiani, Orfini… Il numero è destinato a crescere di ora in ora e, per arrivare alla nomina, la direzione del Pd ha dovuto accantonare l’ipotesi delle primarie; si sta invece pensando a una formula innovativa, un specie di “Champions League”, con gironi di qualificazione ed eliminazione diretta a partire dagli ottavi di finale, molto più adatta alle esigenze del Partito Democratico.

Ma nell’attesa, che si annuncia piuttosto lunga, la poltrona di sindaco andrebbe subito ad Enrico Letta che, trovandosi improvvisamente a spasso, avrebbe dato la sua disponibilità “Per il bene dei fiorentini”. “Nessuna polemica, sarò un sindaco zen”, ha dichiarato. Le uniche perplessità riguardano non le origini politiche di Letta (democristiano, proprio come Renzi), ma geografiche. Un pisano a Palazzo Vecchio? Letta è fiducioso: “Vedrete, ho preparato un programma che piacerà a tutti. Anche ai senesi”.