Ha raccontato ai carabinieri che le violenze andavano avanti da un mese. Non deve essere stato facile per la studentessa dell’Istituto superiore di Finale Ligure (Savona) ricordare gli abusi subiti nella palestra della scuola da parte di quattro suoi coetanei. Tanto che i militari, infrangendo il loro stile militaresco, annotano che “la ragazzina ha pianto”, cercando più volte il conforto della psicologa che l’assisteva. 

Un mese sono durate le molestie, prima all’episodio che ha portato alla denuncia e all’arresto dei quattro: “Le molestie dei miei tre compagni erano quotidiane con palpeggiamenti continui a ogni cambio d’ora. Subisco molestie da un mese. Non ho mai parlato ai miei genitori perché mi vergognavo e avevo paura”. Così tanta paura che si vedeva costretta, quando le chiedevano aiuto per lo studio, a dire sempre di sì: “mi sento costretta a esaudire le richieste perché temo ritorsioni. Ho paura che la situazione possa degenerare e che accadano cose ancora più gravi”.

E le cose più gravi sarebbero arrivate. E’ stata presa, spinta nello spogliatoio, la faccia costretta contro i genitali di uno dei tre mentre chi la teneva ferma la toccava ovunque. Un terzo guardava, il quarto faceva il palo finché non è arrivato il professore che, alzando la voce, ha consentito che la ragazza potesse scappare. I quattro “hanno avuto ruoli diversi” descrive in ordinanza il giudice, ma in tutti e quattro “la gravità e la reiterazione dei fatti denota un’indole particolarmente violenta e priva di remore a commettere gesti spropositati nei confronti di una compagna di scuola, e la carenza di capacità o la volontà di contenere i propri impulsi vuoi sessuali, vuoi di sopraffazione nei confronti di soggetti più deboli”. Per questo, pur non concedendo la custodia cautelare in carcere come aveva chiesto il pm, il giudice ha disposto il collocamento in comunità.

Il giudice parla di reiterazione: e la continuità delle molestie sarebbe testimoniata anche dal contenuto di uno dei due sms inviato da due dei ragazzi alla studentessa subito dopo i fatti. Sostanzialmente in quel sms i due chiedono scusa ma aggiungono: “volevamo scherzare come le altre volte”. Perché per loro quell’episodio è e resta “uno scherzo”. Uno scherzo che è costato loro l’arresto. “Il ragazzo è sinceramente provato – racconta l’avvocato di uno di loro, Alfonso Ferrara -: è un ragazzino senza malizie per la sua età e non si rende bene conto di quel che sta succedendo. Ma di una cosa è sicuro: l’episodio della palestra non è andato come dice quella ragazza. Mi ha ripetuto che nessuno l’ha costretta a entrare negli spogliatoi e a fare alcunché”. “Il ragazzo mi ha ripetuto che nessuno ha costretto quella ragazza a entrare negli spogliatoi – ha ribadito l’avvocato – e che soprattutto che lui non l’ha costretta a fare alcunché”.