Blitz della Digos a Napoli contro i disoccupati. Arresti e perquisizioni. I reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica parlano di partecipazione ed associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico e pubblica amministrazione. L’inchiesta riguarda azioni delittuose messe in atto – secondo l’accusa – per ottenere trattamenti privilegiati nell’assegnazione e uso, talvolta clientelare, di risorse pubbliche per l’erogazione di contributi, la concessione di sussidi e l’avvio al lavoro.

Alla fine è sempre la stessa storia. Il lavoro a Napoli è da sempre un vero affare per chi organizza i disoccupati, per i politici che costruiscono le loro clientele, per gli enti formatori e per chi dietro a slogan e propaganda ha costruito solidi interessi. I senzalavoro organizzati in liste, gruppi e movimenti con occupazioni, raid incendiari e accese proteste nei fatti hanno da sempre messo sotto pressione i palazzi con una lucida strategia per condizionare o meglio governare le politiche sul lavoro delle istituzioni. E’ il segreto di Pulcinella. I problemi di ordine pubblico facevano scattare inesorabilmente una specifica procedura mediata direttamente dalla Prefettura di Napoli e collegata al Ministero dell’Interno. Gli Enti locali Regione, Provincia e Comune venivano bypassati e obbligati con i rispettivi assessori al ramo “Lavoro” a convocare complessi tavoli interistituzionali di trattativa a cui sedevano di diritto i leader, i capo popolo, i portavoce dei senza lavoro.

Il fallimento più tragico, drammatico, colossale del centralismo politico di Antonio Bassolino prima quando era sindaco di Napoli poi da presidente della Regione Campania è stato quello di cedere e delegare al suo delfino l’ex assessore regionale al Lavoro e alla Formazione Corrado Gabriele l’intera materia. Le istituzioni nei fatti riconoscevano, accreditavano, legittimavano personaggi che in ragione del proprio monopolio della lotta di piazza dettavano l’agenda politica. In quegli anni è un pullulare di sigle, gruppuscoli ma soprattutto di “cabine di regia”, “comitati di consultazione” e “piani speciali”. Mancava nei fatti una vera politica per il contrasto della disoccupazione. Scelte improvvisate e per niente organiche. Un continuo concordare, contrattare, negoziare che ha fatto nascere i più astrusi quanto inutili progetti di riqualificazione professionale. Un vero e proprio scempio di denaro pubblico. Una voragine che ha consolidato un sistema e arricchito i soliti noti.

Una volta rilasciato l’attestato e terminata l’erogazione di denaro pubblico riesplodeva più forte e violenta di prima la protesta. I disoccupati ora non erano più anonimi nullafacenti ma personale ovvero risorse professionalizzate e qualificate dai corsi della Regione Campania insomma era il tempo della finalizzazione al posto di lavoro a tempo indeterminato senza concorso in qualche azienda mista municipalizzata i cui soci erano gli stessi Enti pubblici. Corsie preferenziali edificate sul passato di lotte e guerriglie urbane. Un mercato delle vacche assurdo e odioso. Chi veramente era senza occupazione per giunta non “affiliato” a qualche gruppuscolo e non partecipe alla guerriglia urbana poteva starsene tranquillamente a casa tanto a loro Regione, Provincia e Comune non li avrebbero mai presi in considerazione. Se chi doveva decidere, se chi doveva adottare decisioni, se chi doveva chiedere i soldi a Roma non lo faceva ecco che scattavano raid di stampo terrorista come l’incendio di autobus o gesti di ritorsione : “Ci vuole il morto”. E’ una storia da raccontare, un fallimento simile per proporzioni a quello dell’emergenza rifiuti. Ora la Procura di Napoli ha deciso di guardarci dentro.