Un governo di giovani, di donne, di tecnici. Ma non i tecnici a cui siamo stati abituati in questi anni. Moltissime novità. Con qualche sorpresa”. Un fedelissimo di Matteo Renzi descrive così l’esecutivo che verrà. L’incarico ancora non c’è, le dimissioni del premier in atto neanche, ma il segretario e i suoi già ragionano di uomini, di posti chiave, di nuova maggioranza. Si immagina il dream team, ma intanto si fanno e si rifanno i conti dei numeri al Senato. Notoriamente ristretti.

Chi sosterrà il governo di legislatura che il sindaco di Firenze si sente pronto a guidare? L’attuale maggioranza, possibilmente con Sel e qualche grillino transfugo è la risposta più gettonata. Scelta Civica è stata chiarissima, e Ncd – pur di durare – sarebbe pronta a sostenere il cambio di cavallo. Trattando il trattabile. I numeri al Senato sono risicatissimi . Pd (108 senatori) più Ncd (31) più Nuove autonomie (12) più Sc (8) più i Popolari per l’Italia (12) fanno una maggioranza risicata: 171. Ancora più risicata, se si considera che i Popolari spaccati, non sono tutti pronti ad appoggiare Renzi. Sul gruppo misto (14 di cui 8 di Sel e 3 grillini) si sta lavorando. Si arriverebbe a 185. Con Gal farebbe 196. E in generale sta facendo “scouting” tra i Cinque Stelle. Una decina quelli che Renzi conta di portare a sé. Ma è ancora tutto da vericare.

Per stringere i bulloni, far quadrare i conti, si comincia a ragionare sui ministeri. Per spingere Sel saldamente in maggioranza (e dare anche un segnale di svolta) si lavora a un’operazione ardita. Ovvero portare Laura Boldrini al governo. Se andasse in porto, sarebbe il classico modo per prendere due (se non tre) piccioni con una fava: si libererebbe così la presidenza della Camera (ruolo per lei sempre più scomodo) a uso e beneficio di Dario Franceschini, che quella poltrona la sogna da sempre e l’ ha dovuta sacrificare in nome del mai nato governo di cambiamento (quello di Bersani).

Oltre a Laura Boldrini, l’unica poltrona sicura è quella destinata a Maria Elena Boschi: dovrebbe sostituire Gaetano Quagliariello alle Riforme. E poi, ci sarebbe un dicastero per Dario Nardella. Forse. Sempre se Renzi non reputa che è meglio lasciargli la successione come sindaco di Firenze. La Giustizia sarebbe uno di quei posti pesanti che Renzi è disposto a cedere al Nuovo centrodestra o – in subordine – a Scelta Civica. Per l’Agricoltura ci sono in lizza Ernesto Carbone, ma anche Paolo De Castro. Per l’Economia si fanno i nomi più vari, a partire dal “consigliere” Yoram Gutgeld: ma Matteo mira più in alto. Un altro posto di peso dovrebbe essere destinato a Lorenzo Guerini, l’attuale portavoce della segreteria Pd, l’uomo delle trattative. Chi sa se addirittura quello di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Promozione in arrivo in un ministero di peso per Graziano Delrio, l’uomo di Renzi nel governo Letta. Ma poi, ci saranno anche tante sorprese, assicurano i renziani: nomi di peso, fuori dalla politica. Ma chissà che a Palazzo Chigi non arrivi qualche vecchia conoscenza della Leopolda. Si è parlato di Oscar Farinetti (difficile) e Alessandro Baricco (altrettanto difficile).

Circolano anche i nomi degli economisti Tito Boeri Lorenzo Bini Smaghi, del presidente dell’Istat Carlo Padoan e di Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, per via XX settembre, anche se per Boeri non si esclude il ministero del Lavoro. Per la successione a Giovannini, tuttavia, il favorito sarebbe Guglielmo Epifani, ex segretario Pd. E ancora: Esteri a Emma Bonino, Interni a Delrio o Franceschini, Roberto Giachetti per i rapporti col Parlamento, e tre riconferme: Lorenzin alla Sanità, Lupi ai Trasporti e Orlando all’Ambiente. In pole alla Giustizia il vice del Csm Michele Vietti, e alla Difesa Federica Mogherini o Roberta Pinotti. Alla Coesione territoriale andrebbe invece Fabrizio Barca. E si parla anche di un posto per il sindaco di Bari Michele Emiliano e per lo sfidante di Renzi alle primarie Pippo Civati

da Il Fatto Quotidiano del 12 febbraio 2014

Aggiornato da Redazione Web il 12 febbraio 2014