”Occorre andare oltre gli strumenti di garanzia esistenti, individuando una modalità di garanzia generalizzata e collettiva a favore delle Pmi che sia automatica e consistente”. E’ la dichiarazione di Abete al Forex.
Finalmente qualcuno comincia a capire cosa occorre alle Pmi falcidiate dalla crisi. Quelle piccole e medie imprese sbandierate come la “spina dorsale dell’Italia”, spesso sottocapitalizzate, penalizzate da un sistema bancario sordo arroccato nei suoi privilegi. Un sistema bancario continuamente sostenuto da operazioni governative che non si ripercuotono sul sistema produttivo del paese.

Sono anni che sostengo che la soluzione per la capitalizzazione delle Pmi passa attraverso strumenti dedicati posti in essere dai Consorzi di Garanzia vigilati. Ma perchè possa funzionare ed essere pienamente efficace occorre che la garanzia venga rilasciata all’impresa, consentendole di spenderla presso l’istituto di credito che essa stessa sceglierà. Non trovo né giusto, né corretto, che le banche accedano direttamente al Fondo Centrale di Garanzia, lasciando l’azienda in balia delle decisioni delle banche. Dovrebbero essere i Consorzi di Garanzia vigilati, sparsi su tutto il territorio nazionale, a valutare le domande delle aziende e a fornire alle stesse la garanzia del Fondo Centrale. I Consorzi di Garanzia sono entità mutualistiche, senza fine di lucro, e sono terzi nel rapporto banca-impresa.

Occorrerebbe poi che il Governo, così come ha legiferato con il decreto Imu-Bankitalia per la patrimonializzazione delle banche, scrivesse un decreto a sostegno della capitalizzazione delle imprese attraverso la detassazione degli utili reinvestiti e prestiti garantiti dal Fondo Centrale attraverso l’azione dei Consorzi di Garanzia finalizzati alla capitalizzazione.

Non occorrono nuovi strumenti e, forse, nemmeno nuovi fondi; occorre solo la volontà di fare le cose che realmente servono al nostro sistema d’impresa. Se è vero che le Pmi sono la “spina dorsale dell’Italia” vorrei ricordare che con la spina dorsale spezzata, bene che vada, è paralisi, altrimenti è morte.