Non so se siete mai stati ospiti di un qualsiasi programma inguardabile targhettizzato a ‪#‎umarells e ‪#‎zdaure. Quei programmi che vanno in onda alla mattina dalle sette in poi, quei programmi dove si parla di argomenti triti e ritriti, di politica, di scenari globali dove si continua a negare la regola che ha fatto la fortuna di Milena Gabanelli e di Report, ovvero: ‪#‎ilgiornodopononsuccedemaiuncazzo.
Programmi che puzzano di vecchio, riempitivi di giornate vuote per persone vuote condotte da soldatini di regime con ospiti assonnati che alle sette di mattina parlano di crisi di governo, di Europa e di valute.
Ma come cazzo si fa?
Si fa, si fa.

Siamo una nazione di vecchie, i vecchi guardano ‘ste cagate, votano e credono di decidere qualcosa, facciamocene una ragione.
Mi è capitato anche a me di essere ospite di ‘ste robe terribili.
Siccome mi voglio bene, mi sono sempre rifiutato di andare a perder tempo a Roma e siccome ci sono studi televisivi qui a Bologna dai quali si possono fare i collegamenti, le rare volte che mi è successo, sono andato lì a orari barbarici e ho fatto pure risparmiare i contribuenti.
Niente treno, niente albergo, ma solo un’auto blu guidata da uno più assonnato di me.

Qualche domanda preparata e concordata, due cazzate sparate in diretta, sbadigli, scoregge all’aroma di pino, pubblicità e la trasmissione è fatta. Poi si torna a casa, si fa colazione e si va a lavorare (chi un lavoro ce l’ha). Seguono esemmesse o telefonate di persone messe peggio di te che non senti da tempo “Oh, cazzo ci facevi in tivù?”. E tu rispondi “Mi han chiamato per dire due cazzate sulla zona Euro”. Segue domanda “Oh, quanto ti han pagato?”. “Un cazzo” è la risposta. E un bagno di realtà poco patinata avvolge la persona che non senti da tempo e che non sentirai più fino alla prossima comparsata televisiva. La risposta “Un cazzo” lo/la rassicura e così può affrontare con dignità un’ordinaria giornata di ergastolo lavorativo.

La tivù della mattina presto è ‘sta roba qui, una roba dura per gli ospiti, ma soprattutto per chi la fa e ha fatto bene ieri la scrittrice Michela Murgia, ospite della trasmissione Agorà su RaiTre a dire “Mi sono svegliata alle 7.30 per questo?”. E’ una domanda giusta e io, che so di cosa sta parlando, sono d’accordo con lei. E’ questo che prova chi va ospite di mattina a un programma televisivo. Non stiamo a sindacare se le 7.30 sono presto o tardi, ognuno si sveglia quando può. Dormire è bello, molto più che svegliarsi prestissimo, guidare un automobile, andare in ufficio e andare a lavorare su internet. “Mi sono svegliato alle 7.30 per questo?” è la domanda che dovremo porci tutti ogni mattina. Brava Michela. E non ascoltare tutti ‘sti brianzoli che si svegliano prima. Peggio per loro.