In altri tempi ebbi la fortuna di essere nominato presidente della sezione Cinema-Cibo del Festival Europa Cinema che in quel periodo si svolgeva a Viareggio. La mia seconda passione si unì così, per più di una settimana, alla prima. Chiesi ed ottenni dalla Direzione, di poter selezionare la giuria fra cui (gli altri non se ne avranno se cito solo lui) il grandissimo Folco Portinari. Se non avete letto le sue infinite parole intorno al bere, al mangiare, all’amore, all’aceto, al dire, al fare e alla vita, fatelo. Così anche questa breve citazione vi sarà stata di grande utilità.

Chiesi ed ottenni, anche con la complicità del Festival, di non dover seguire il calendario serale delle cene di gala ma di poter portare tutta la mia giuria dove io ritenevo più  giusto. Furono giorni meravigliosi, dove scavai nella mia terra, trovando in altrui ristoranti fritture di pesce, lardo, funghi, vongole, polpettine di baccalà e altre mille meraviglie. Rimbalzammo, girando in lungo e in largo da Forte dei marmi a Pietra Santa per tornare a Viareggio. In  più di una occasione saltando l’ufficialità, trovammo generosa accoglienza fra amici ristoratori e geniali osti. Partivamo così affamati di vita, sera dopo sera in un amarcord straordinario.

Fra le altre giurie delle varie sezioni si era risaputo di questa nostra facoltà, e in molti cominciarono a seguirci. Tanto per farvi un po’ d’invidia, la terza sera mi ritrovai a cena con Maria Cassi, che poi divenne mia moglie, Virna Lisi e Claudia Cardinale. Sì, c’era anche Valerie Kaprisky, lì per lì non me ne ero accorto. Ma che volete, della prima mi ero e sono tragicamente innamorato. Delle altre due cullavo fin da piccolo tenerissime fantasie.
L’emozione in quella cena fu accecante e indelebile.

Anche perché il susseguirsi di incontri, di pani inzuppati negli altrui piatti, di profumi, di film, mi permise in quei settembrini giorni di stringere la mano a Gabriel Axel.
Il suo pranzo di Babette era al Festival. Fu immediata simpatia e mentre guardavamo insieme, a volte la fortuna è sfacciata, Mangiare bere uomo donna, di Ang Lee mi disse ridacchiando con furba e allegra malizia alla fine della proiezione: “La prego faccia vincere questo straordinario film”.
Io mi accontenterò del secondo posto se lei è d’accordo.

Nella mia follia organizzativa, sapevo che al primo avrei messo in mano un soggiorno di due persone per 10 notti in un bellissimo e stellatissimo hotel fiorentino, mentre al secondo sarebbe toccato 365 bottiglie, una al giorno per un anno, della generosa famiglia Frescobaldi. Accontentai tutti.

Qualche settimana dopo mi arrivò, dentro una busta, una fotografia che ritraeva Gabriel Axel nel salotto di casa sua, sommerso di cassette di vino, con lui in piedi, sorridente ed appoggiato felicemente a quella illuminante piramide di fantastiche bottiglie.
Aveva aggiunto un cordiale saluto ed una domanda: “Non so perché ma ultimamente i miei amici sono aumentati e tutti mi vengono a trovare anche se la mia casa di campagna non è, come ti puoi immaginare, esattamente al centro di Copenhagen”.

Sorrideva ammiccando a tutto quel vino in quella foto che ora non riesco a trovare, nascosta in una delle molte scatole che ancora non ho aperto dal mio ultimo trasloco. Ma va bene così niente è poi così necessario per ricordare un grande regista, dolcissimo uomo e raro signore.