Difficile da trattare, complicato da scrivere, pericoloso da disegnare, ma di certo impossibile da rappresentare. Di chi si tratta? Della figura più sacra del mondo islamico: il Profeta.

Dimenticate però tutte le polemiche, le violenze e i disordini che si sono verificati dopo la pubblicazione delle vignette satiriche e l’uscita dei film considerati blasfemi: questa volta si tratta di un’opera positiva, cioè non critica o umoristica, ma non per questo meno problematica. Si tratta della prima cinematografica che racconta la storia del Profeta Mohammad, meglio noto come Maometto.

Nel settembre del 2011 tutto è iniziato in gran segreto, e, dopo tre anni di ricerca, documentazione, e preparativi, in mezzo ad una bufera di critiche e proteste, sono finalmente terminate le riprese, e il prossimo settembre, ultimate le fasi di post produzione, dovrebbe uscire nelle sale Il Profeta Muhammad di Majid Majidi, regista iraniano già nominato all’Oscar. Per il regista, questo progetto è un messaggio d’amore verso il mondo intero, e un atto di denuncia contro gli estremisti che con la loro violenza e terrorismo hanno danneggiato il vero Islam.

Il film è scritto dallo stesso Majidi insieme al famoso regista e autore Kambuzia Partovi, e girato in persiano, arabo ed inglese, mentre gli effetti speciali sono stati affidati al regista americano Scott Anderson, che ha già collaborato con Majidi in diversi film. Il grande artista italiano tre volte Premio Oscar Vittorio Storaro è direttore della fotografia e  un altro illustre nome del nostro cinema, Giannetto De Rossi, partecipa a questo grande progetto come responsabile del make-up.

Per la documentazione storica ci sono volute diversi anni di ricerca e consultazione, che hanno coinvolto storici, religiosi e studiosi provenienti da diversi Paesi. Le riprese sono avvenute in gran parte in Iran, dove è stata ricostruita appositamente una città identica alla Mecca del sesto secolo, a poca distanza della città iraniana Qum. Il budget del film, che racconta la vita del Profeta dall’infanzia fino all’inizio della sua missione, è altissimo, tra i più alti del cinema iraniano: si parla di 35 milioni di dollari. Il produttore è Mohammad Mehdi Heidarian, ex Ministro della cultura iraniano, e l’associazione benefica Al Nur, un ente pubblico molto potente e ricco, che si occupa principalmente di dare soccorso e assistenza alle persone bisognose e discriminate, ha finanziato il progetto.

Tanti soldi, che hanno provocato critiche all’interno del Paese visto il momento difficile per gli iraniani a causa delle sanzioni internazionali e della forte crisi economica mondiale. La vera questione non riguarda solo i costi, ma anche il contenuto e la forma. Sono stati realizzati 200 film su Cristo, 100 film su Mosè e solamente 40 su Maometto, si lamenta il regista iraniano. Per la cronaca, un altro film del 1976, Al Rissala (Il Messaggio), del regista siriano Moustafa Al Akkad aveva già raccontato la vita di Maometto, utilizzando solo una voce ed un’ombra, per evitare la blasfemia. Ma è la prima volta nella storia che il profeta viene interpretato da un attore in carne ed ossa.

Majidi sa bene di giocare col fuoco: le esperienze precedenti di chi si è avvicinato ai temi religiosi dell’Islam non sono incoraggianti. In realtà non solo è vietato raffigurare il profeta ma tutti i grandi profeti, parenti e padri dell’Islam, sotto qualsiasi forma di arte raffigurativa: la violazione di questo precetto è un reato in diversi Paesi del Golfo. Tanti leader islamici vietano anche di avvicinarsi ai personaggi della storia della fede islamica, mentre altri sono disposti a discuterne per stabilire chi può essere rappresentato e chi no, secondo i gradi di sacralità e parentela. Una questione importante da considerare è che il film è prodotto e realizzato dal Paese sciita per eccellenza e che potrebbe suscitare reazioni imprevedibili nel mondo islamico sunnita, che proprio sul Profeta hanno due visioni diverse.

Malgrado la tolleranza degli sciiti per l’arte e il cinema, e la non totale contrarietà a raffigurare e rappresentare personaggi sacri, il regista del film sostiene che è stato deciso di non far vedere in ogni caso il volto del profeta per rispetto dei sunniti e della loro fede, ma forse anche per calmare le acque agitate dalle polemiche. I capi e leader religiosi sunniti guidati dal Gran Mufti in Arabia Saudita, si sono infuriati e muniti di varie Fatwa, mentre il Consiglio dell’Università Islamica di Al Azhar ha già presentato un ricorso per vietare l’uscita del film: nessuno può toccare le figure sacre. Nei prossimi mesi ne sentiremo ancora parlare.