Un sito onnicomprensivo delle nefandezze di Sochi 2014, perché – come spiegano nell’introduzione – al giorno d’oggi “non solo gli atleti, ma anche funzionari governativi, palazzinari e uomini d’affari prendono parte ai Giochi olimpici”. La mappa interattiva del sito dedicato a Sochi dalla Anti-Corruption Foundation russa oltre a essere molto ben disegnata è anche assai utile per districarsi tra le mille magagne che hanno preceduto la messa in opera delle Olimpiadi invernali più costose della storia. Quelle che devono affermare la potenza del maschio Putin.

La pagina, consultabile in russo o in inglese, offre poi due sezioni. La prima è relativa ai costi olimpici, con le spese dettagliate e suddivise tra budget federale (55%), fondi regionali (2%), prestiti bancari (17%), investimenti privati (3,5%) e investimenti delle compagnie (para)statali gestite dagli oligarchi (24%). La seconda pagine invece si occupa dei “campioni”, che ovviamente non sono gli atleti in gara per una medaglia ma i fortunati che dalle Olimpiadi hanno guadagnato prima ancora che cominciassero. I nomi, oltre a quello del presidente Vladimir Putin – che ancora lo scorso aprile annunciava come i costi ufficiali delle infrastrutture per i giochi olimpici fossero di 6,5 miliardi di dollari, a fronte dei 50 cui sono lievitati – sono degli altri magnifici quattro del suo cerchio magico. A formare i cinque cerchi olimpici della corruzione.

C’è Arkady Rotenberg: una per tutte, il costo dell’autostrada lievitato del 130 per cento. Vladimir Yakunin: re della deforestazione della zona e delle discariche illegali. Alexander Tkachyov: costruttore del Parco Olimpico attraverso una sussidiaria con sede nei paradisi fiscali caraibici. E infine Vladimir Potanin: alberghi e resort. Questi sono i veri vincitori delle medaglie olimpiche nelle gare più importanti di Sochi 2014: la corsa al guadagno; il gioco della corruzione; la devastazione ecologica; lo sprint delle dichiarazioni inventate, millantate e poi smentite; la discesa libera della cosmetica dei libri contabili. Ritornando alla mappa, le informazioni sono eccellenti. Scorrendo con il mouse sullo schermo si va dall’aeroporto alle discariche abusive, dalle foreste e dai fiumi devastati che circondano Sochi fino all’ammasso di nuove costruzioni nel resort balneare del Mar Nero, centrale elettrica compresa.

Dal Fisht Stadium al circuito che ospiterà le gare di Formula Uno, nulla è risparmiato. Pure nel caso del curling, lo sport più curioso e assurdo dei Giochi invernali, che è cominciato oggi per la gioia di grandi e piccini incapaci di distogliere lo sguardo da questi energumeni che spostano un disco armati di scope, si viene a scoprire che la realizzazione del palazzetto denominato Cubo di Ghiaccio è stata affidata a un oscuro contractor, la cui società è controllata da Alexander Svishchev, puta caso proprio il padre del presidente della federazione nazionale di curling russo. Se il buon Svishchev senior per questo lavoro ha fatturato 30 milioni di dollari, sul sito è spiegato anche che non avrebbe neppure pagato le compagnie cui ha appaltato i lavori di costruzione, per la modica cifra di 6 milioni circa.

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