Nel 2008, la regina Elisabetta in visita alla massima istituzione economica britannica, la London School of Economics, ha evitato sorrisi e chiacchiere formali, chiedendo ai professori riuniti: «Com’è possibile che nessuno si sia accorto dell’arrivo di questa crisi spaventosa?». Il padrone di casa, il professor Luis Garicano, direttore del dipartimento di management della Lse, ha risposto: «Vede, in ogni momento di questa fase qualcuno faceva affidamento su qualcun altro e tutti pensavano di fare la cosa giusta».

Vengono naturali due domande: perché il fior fiore degli economisti non aveva previsto la crisi? E, considerando vera l’ipotesi della buona fede, cosa vuol dire che tutti pensavano di fare la cosa giusta?

Una risposta si può trovare nelle pagine di Il disordine dei mercati: Una visione frattale di rischio, rovina e redditività, di Benoit Mandelbrotil geniale matematico inventore della geometria frattale. La geometria frattale è la matematica che affronta l’irregolarità, e quindi il mondo naturale. Troppo lungo qui spiegarne le premesse, ma tenete presente le nubi, le coste, i profili delle catene montuose: sono tutti oggetti frattali. Mandelbrot sostiene che la sintesi di redditività e rischio di Markowitz, Sharpe e Black-Scholes, vale a dire il pane quotidiano di qualunque economista, ha basi matematiche sbagliate, basandosi sugli studi di Bachelier, sulla cosiddetta campana gaussiana e il moto Browniano.

Nella teoria economica contemporanea c’è una sottovalutazione abbagliante della turbolenza dei mercati, che non è come si crede un’eccezione, ma la norma. Eugene Fama, ultimo Nobel per l’economia è stato allievo di Mandelbrot. Un modo per riconoscere qualche piccolo errore del passato?