La legge sui reati di terrorismo e il loro finanziamento, entrata in vigore il 1° febbraio, è il nuovo strumento normativo con cui le autorità dell’Arabia Saudita intendono ridurre al silenzio le opinioni dissidenti. 

Il testo legislativo descrive in modo del tutto generico  i “reati di terrorismo” ed è assai probabile che la vaghezza delle formulazioni manderà a processo attivisti pacifici, difensori dei diritti umani ed esponenti di organizzazioni non governative per i diritti umani.  In questo modo, già nel 2013, erano state emesse diverse condanne.

Dal 1° febbraio, allora, la legge saudita considera reato di terrorismo qualsiasi azione che, direttamente o indirettamente, abbia l’obiettivo di “recare disturbo all’ordine pubblico dello Stato”, “destabilizzare la sicurezza della società o la stabilità dello stato”, “mettere in pericolo l’unità nazionale”, “cancellare le leggi fondamentali del governo o qualsiasi loro articolo” e “danneggiare la reputazione o la posizione dello Stato”.

Il testo entrato in vigore 10 giorni fa è praticamente identico a quello, in bozza, che Amnesty International era riuscita a recuperare nel 2011 e su cui aveva espresso le sue preoccupazioni,  inoltrando alle autorità saudita richieste di modifica mai prese in considerazione.

La nuova legge concede al ministero dell’Interno poteri amplissimi privi di supervisione giudiziaria, quali quelli di ordinare perquisizioni, il sequestro di materiale e l’arresto e la detenzione di presunti terroristi.

L’articolo 6 dispone che una persona sospettata di terrorismo possa essere trattenuta per 90 giorni senza alcun contatto col mondo esterno, a parte una sola telefonata ai familiari. Non è prevista la presenza di un avvocato durante gli interrogatori. 

E ancora, il ministero dell’Interno può trattenere sospettati per sei mesi senza accusa né processo e questo periodo di detenzione preventiva può essere rinnovato per un anno, con decisione inappellabile. Periodi più lunghi – in pratica una detenzione a tempo indeterminato – possono essere autorizzati dal Tribunale speciale, le cui procedure sono segrete.

In quanto crimini particolarmente gravi, per i reati di terrorismo è prevista la pena di morte.

Per aggiungere qualcosa di grottesco a questa situazione, merita di essere segnalato il fatto che lo scorso novembre l’Arabia Saudita è stata eletta stato membro del Consiglio Onu dei diritti umani.