Il ministro della Difesa, Mario Mauro, è in partenza per Nuova Delhi. Secondo alcune fonti, l’intenzione è quella di essere al fianco dei “suoi uomini”, Latorre e Girone, nel giorno dell’udienza della Corte Suprema nella quale dovrebbero essere formulate le accuse ai due fucilieri. Intanto cresce l’attesa. E la tensione. Alla vigilia dell’udienza alla Corte suprema indiana che dovrà decidere sull’imputazione dei due marò italiani, il ministro degli Esteri Emma Bonino manda chiari messaggi a New Delhi: “L’Italia non è uno Stato terrorista, né lo sono i suoi rappresentanti”, l’ipotesi di applicare il Sua Act, la legge antiterrorismo, è pertanto “inaccettabile”. E “non basta” nemmeno che sia stata esclusa la possibilità di una condanna a morte. “Questo deve essere scontato. Ma lo Stato italiano non può accettare di essere preso per terrorista”, ribadisce la titolare della Farnesina, che già ieri si era detta “indignata” dall’eventualità – sempre meno remota – di un processo per terrorismo ai due fucilieri di Marina accusati della morte di due pescatori del Kerala. Bonino non minaccia espressamente ritorsioni, né svela le mosse che il governo intraprenderà alla luce delle decisioni di domani.

Ma, ai microfoni di Rainews24 e Tg1, fa capire chiaramente che l’Italia è pronta a reagire e che ha “parecchi assi nella manica”. Compreso quello di “fare leva sulla solidarietà europea e internazionale” conquistata nei mesi scorsi con un lavoro “paziente e impegnativo”, quando non era affatto “scontata”. “L’India – ammette il ministro – è un grande paese con legami solidi con tantissimi Paesi”, ma adesso “questo sforzo” di aver portato il caso sulla scena internazionale “lo utilizzeremo a fondo”. A partire da domani mattina dunque, “tutte le opzioni sono sul tavolo”. E il governo non accetterà nemmeno un ennesimo rinvio della giustizia indiana: se il giudice deciderà in tal senso, “dovrà essere breve in ogni caso”, e nel frattempo “tutta la macchina di reazione si metterà in moto”, avverte il capo della diplomazia italiana. Sono infatti già passati due anni da quel 15 febbraio 2012, quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, imbarcati sulla nave commerciale Enrica Lexie in missione antipirateria, rimasero coinvolti nella morte dei due pescatori scambiati per pirati. “E’ inaccettabile – dice ancora Bonino – che dopo due anni non ci sia ancora un capo di imputazione”, una situazione che “getta un pò tutti nello sconcerto, anche i nostri alleati”. “Certamente l’India è in campagna elettorale”, ricorda infine il ministro, definendo “plausibili” alcune ricostruzioni secondo cui Latorre e Girone sarebbero ostaggio della politica indiana, finiti negli ingranaggi di una manovra contro l’”italiana” Sonia Gandhi a capo del partito del Congresso oggi al potere. “Ma il punto è un altro: il punto è lo stato di diritto e la legge. Elezioni o no, non devono essere fatte pagare sulle spalle dei marò”.