Alessandro Proni era un ciclista di belle speranze. Poi la sua carriera si ferma: nel febbraio del 2010 è costretto a interrompere l’attività per sottoporsi ad un intervento chirurgico per donare il midollo osseo alla sorella malata di leucemia (e morta, nonostante le cure, nel dicembre 2011). Dopo qualche mese di pausa Proni è tornato a correre: nel 2013 ha anche partecipato al Giro d’Italia, aggiundicandosi il premio Fair play per il suo “gesto di generosità”. Sembrerebbe, almeno dal punto di vista professionale, una storia a lieto fine. E invece al termine della stagione Proni è rimasto senza squadra: il suo team, la Vini Fantini-Selle Italia, non gli ha rinnovato il contratto, nessun altro si è fatto avanti.

Il ciclismo – come racconta lui, amareggiato – gli ha voltato le spalle. Non tutti, però. Giovanni Bettini, ex corridore a livello juniores e giornalista, ha lanciato una petizione online dal nome “Una squadra per Alessandro Proni”, che in pochi giorni ha superato il traguardo delle mille firme. “Il successo dell’iniziativa – spiega Bettini – è dovuto al fatto che i tifosi rivogliono Alessandro in gruppo. Il mondo delle due ruote non può rinunciare a una testimonianza unica di ciclismo pulito e di vita come la sua. E anche come corridore può far comodo a tanti”. I più esperti, infatti, lo ricorderanno come uno dei ciclisti emergenti di qualche stagione fa: nel 2007, da neoprofessionista, colse una vittoria di tappa prestigiosa al Giro di Svizzera. Nel 2009 una semitappa alla Coppi e Bartali, poi qualche piazzamento, tanto impegno che hanno fatto di lui un buon gregario.

“E anche la scorsa non è stata una brutta stagione”, racconta Bettini. “Non ha vinto ma ha disputato buone corse. Tanti hanno parlato di lui quando al Giro la sua storia è balzata agli onori della cronaca. Ma quando i riflettori si sono spenti lo hanno dimenticato”. E per Proni è stato un brutto colpo. Tanto da indurlo a ciò che né l’operazione, né il dramma familiare gli avevano mai fatto passare per la testa: smettere di correre. “Sono molto deluso da quello che era il mio mondo”, racconta a ilfattoquotidiano.it. “Sono rimasto solo e senza lavoro, quando invece tanti ciclisti che hanno trascorsi di doping o sono stati coinvolti in inchieste continuano a correre. Davvero non so se tornerò in sella”.

Qualcosa è andato storto al momento del rinnovo del contratto con la sua ex squadra (oggi diventata Neri Yellow Fluo). Secondo il general manager Angelo Citracca fu Proni a declinare l’offerta: “A fine agosto parlando gli facemmo sapere che, visto il difficile momento economico, potevamo garantirgli solo il minimo di stipendio (circa 30mila euro l’anno, nda). Lui ci disse che a quelle cifre non era interessato. Poi cambiò idea ma a quel punto noi non avevamo più posto. Mi dispiace per Alessandro, lo stimo e credo meriti un contratto dignitoso. Purtroppo con la crisi il budget è quello che è”. Una ricostruzione che però viene smentita dal diretto interessato: “Non mi è mai arrivata nessuna offerta. E non è vero che non avrei corso al minimo”. Comunque sia andata, “la petizione non nasce in polemica con l’ex squadra”, spiega Bettini. “Ci sta che un contratto non venga rinnovato, per tante ragioni. Quello che è strano è che nessun altro lo abbia voluto”.

Adesso qualcosa potrebbe muoversi proprio grazie all’iniziativa sul web. Tanti nomi importanti del mondo del ciclismo hanno firmato la petizione: dai corridori Luca Paolini, Valerio Agnoli e Danilo Napolitano, alla giornalista Rai Alessandra De Stefano. “L’altro giorno – racconta Proni – mi ha anche chiamato il ct della nazionale Davide Cassani. Mi ha fatto piacere, vuol dire che qualcuno si ricorda di me. Spero che tutto questo aiuti, anche se a questo punto non mi aspetto nulla”. “Io comunque mi sono allenato fino a gennaio. Adesso lavoro, ma sono ancora in forma”, conclude. Se qualcuno pensa che la sua storia possa far comodo a questo ciclismo sa dove trovarlo.

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