Paolo non era un bioeticista, un filosofo progressista, un maitre à penser laico. Il suo interessamento al testamento biologico non derivava da una dotta elaborazione sul concetto di autodeterminaziona individuale. Paolo Ravasin era un malato di Sla, che aveva un’esigenza semplice e concretissima: impedire che qualcuno gli imponesse trattamenti sanitari indesiderati nel momento in cui avesse perso la capacità di intendere e di volere.

Per questo motivo, affidò il proprio testamento biologico a Internet, con l’aiuto dell’associazione Luca Coscioni. Le sue sono state parole semplici, dure, esasperate ma lucide. Andrebbe rivisto e riascoltato, in particolare da parte di tutti coloro che provano a spacciare quella per il testamento biologico come una battaglia élitaria e intellettualoide.

Ringraziamo Paolo per non aver avuto paura di mostrare la propria malattia e la propria debolezza, rendendo più forti non solo le proprie ragioni, ma le esigenze di libertà di tutti noi.