E’ l’uomo del momento, perfino cool, con quel suo sorriso rassicurante e lo stile che più diverso non si può dal suo coetaneo Matteo Renzi: Alexis Tsipras è il leader della coalizione della sinistra radicale greca Syriza, ma è anche la speranza di un pezzo di italiani che lo carica di aspettative difficili da soddisfare.

L’ho incontrato negli studi di Otto e mezzo, venerdì sera. E del senso della sua candidatura ne ho discusso con Barbara Spinelli, la più autorevole tra i promotori della lista italiana che sostiene la candidatura di Tsipras alla presidenza della Commissione europea (trovate l’intervista sul Fatto Quotidiano di domenica).

Nella vicenda Tsipras vanno separati due livelli, uno italiano e uno europeo. Quello italiano è il più facile: di fronte all’egemonia anti-ideologica di Renzi, alla (meritata) scomparsa della sinistra tradizionale che si è consegnata all’irrilevanza soprattutto per colpe proprie, dalle larghe intese con Berlusconi (Pd bersaniano) a quelle con i Riva dell’Ilva (Sel di Vendola), Tsipras appare come l’ultima speranza. Sia per Rifondazione comunista e derivati, sia per quella società civile che da dieci anni prova a declinare politicamente un disagio sociale che alla fine è stato intercettato dal meno elitario e più populista Beppe Grillo. Le elezioni europee sono un’occasione, grazie al sistema proporzionale che incoraggia la frammentazione, il nome di Tsipras è abbastanza nuovo da illudere qualche vecchio rudere ex comunista di avere l’ultima possibilità di riciclarsi.

Ma chi vede in Tsipras la rinascita di una sinistra radicale vincente (Syriza in Grecia è il primo partito nei sondaggi) dovrebbe anche ricordarsi che gran parte del merito è del suicidio del partito socialista di George Papandreu ed Evangelos Venizelos che è crollato a percentuali irrilevanti avendo firmato il memorandum di intesa con la Troika europea, origine di tutta l’austerità. I conservatori di Nuova democrazia sono il secondo partito nei sondaggi (e governano) anche se i conti truccati e il deficit esplosivo della Grecia sono maturati proprio sotto i governi liberisti di una destra spendacciona. Morale: Syriza è in testa perché la Grecia è distrutta. Difficile e poco auspicabile replicare l’operazione in Italia senza importare lo stesso contesto sociale.

Ma questa è la parte più scontata della storia.

La prospettiva europea è quella più interessante del “caso Tsipras”. Barbara Spinelli spiega che a Bruxelles conservatori ed euroscettici finiscono per essere complici della difesa dello status quo. I diplomatici brussellesi lo dicono ormai apertamente: visto che un terzo dell’europarlamento sarà nelle mani di forze anti-sistema, i socialisti e i popolari hanno già deciso una grande coalizione che ha lo scopo di bloccare gli euroscettici, evitando che ottengano anche una sola poltrona rilevante. E’ un gioco pericoloso perché significa un’intera legislatura europea di scontro frontale tra poco convinti difensori dell’Europa così com’è e violenti contestatori che troveranno ogni giorno nuovi argomenti per dimostrare al proprio elettorato quanto i “popoli” sono ignorati dai “burocrati”.

La Commissione europea, è praticamente scontato, andrà al socialista Martin Schulz, che in questi anni è stato un valente oppositore delle politiche di austerità volute da Angela Merkel. Ma ha un punto debole che rende Tsipras più attraente: Schulz è tedesco. E in Germania la Spd, il suo partito, governa con la Merkel.

Il Consiglio europeo, l’istituzione principale che riunisce i governi dei Paesi membri, andrà sicuramente a un conservatore. L’Economist di questa settimana si schiera per Christine Lagarde, attuale direttore del Fondo monetario internazionale. Ma sarà la Merkel ad avere l’ultima parola.

Alexis Tsipras dovrebbe rompere questo schema che ormai è codificato nelle cancellerie di tutta Europa, prendendo abbastanza voti da rendere ipotizzabile una coalizione Gue (il partito della sinistra europea)-Pse, magari con i liberali, contro i conservatori. Le possibilità che questo succeda rasentano lo zero, ad oggi. Ma tentare è legittimo.

Il grande risultato che la lista Tsipras può ottenere è un altro, e più raggiungibile: portare nella politica italiana il dibattito europeo, per farci uscire dalla mortifera discussione Renzi-Letta-insulti del M5S. Superare il ridicolo tifo pro-contro l’euro, pro-contro l’Europa, e iniziare a discutere davvero delle cose che contano: il funzionamento delle istituzioni europee, quali poteri deve avere il Consiglio, quali la Commissione, come deve funzionare l’unione bancaria e così via.

Non sarà facile ma vale la pena provarci.

Per chi volesse approfondire, un consiglio di lettura per il weekend: la lezione di Jurgen Habermas sui troppi poteri del Consiglio europeo, “Democrazia, solidarietà e la crisi europea”.