Berlusconi contro il Parlamento dei nominati. Pare una cosa da ridere invece l’ha detto davvero: “Avevamo perso  il rapporto con le persone e in Parlamento c’erano i nominati – ha detto il Cavaliere in una telefonata durante una manifestazione elettorale del candidato alla Regione Sardegna Ugo Cappellacci – Questo fatto ha prodotto che i parlamentari non dovevano tornare a casa e occuparsi dei problemi locali e occuparsi degli amici che dovevano votarli la prossima volta. E questo ha fatto perdere il contatto con i cittadini. Ci siamo sclerotizzati, chiusi in noi stessi. Quelli che erano scesi in campo con me 20 anni fa dopo 20 anni sono diventati chiusi e non aperti verso gli altri”. Lungi dal proporre le preferenze – tema più che dibattito in sede di discussione sulla legge elettorale -, ma c’è qualcuno che fa finta di non capire. “È un’ottima notizia la clamorosa autocritica di Berlusconi sul Porcellum e sul Parlamento dei nominati – dice Alfredo D’Attorre, deputato della minoranza Pd, da sempre in prima linea sul punto – A questo punto, se le parole hanno un senso, immagino che finalmente non ci saranno più ostacoli a cancellare le liste bloccate dall’Italicum e a restituire ai cittadini la scelta dei parlamentari”. E anche il Nuovo Centrodestra, altro partito contrario alle liste bloccate sottolinea l’apparente contraddizione: “Berlusconi sostiene che il Parlamento di nominati determini il distacco tra eletto ed elettore, ma pone il veto all’introduzione delle preferenze – dichiara il capogruppo Enrico Costa – Una contraddizione grossa come una casa”. Forza Italia si affretta a precisare, come immaginabile: “D’Attorre, evidentemente, non ha letto il testo base e solo a causa di questo non può capire quanta ragione abbia Berlusconi nelle sue affermazioni – dice Osvaldo Napoli – Se il Parlamento approverà questo accordo gli elettori voteranno in piccoli collegi e voteranno per liste di 3 e massimo di 6 candidati. Come si può pensare che un numero così ridotto di candidati non sia scelto fra i protagonisti più rappresentativi di un partito e più legati al territorio?”. “Questa è la svolta autentica – conclude Napoli – non più il Porcellum e non più il ritorno alla guerra per bande scatenata dal meccanismo delle preferenze”.

Berlusconi ha chiamato durante l’incontro elettorale di Alghero (tra l’altro sbagliando comizio: era convinto di chiamare ad Aquileia, in Friuli) e nel pomeriggio si è anche presentato al primo incontro dei club di Forza Italia della Lombardia (ad attenderlo tra gli altri Giovanni Toti e Mariastella Gelmini). Il Cavaliere sembra fiutare le elezioni e scalda i muscoli. Forte dei sondaggi che danno il centrodestra vincente, specie dopo il ritorno del “figliol prodigo” Casini, il Cavaliere, incurante dell’impedimento giudiziario, si proietta oltre lo steccato del governo Letta e si vede già ai posti di comando del paese. Ecco perché Berlusconi si è fatto in quattro, con collegamenti telefonici e un blitz a Milano, per imprimere la scossa ai suoi, rilanciando il più classico dei repertori elettorali a suon di attacchi alla sinistra e alla magistratura. L’attivismo berlusconiano è stato coronato con l’annuncio di un instant book che verrà distribuito ai Club e che è volto a rinverdire le gesta del 1994, l’anno del successo azzurro che Berlusconi vuole “bissare” vent’anni dopo.

“Le prossime Politiche saranno un momento importante. O la va o la spacca. Dobbiamo riportare i moderati ad essere maggioranza nel Parlamento come lo sono nel Paese”, ha attaccato il Cavaliere (collegato con la Sardegna) che ha dato la sveglia al partito definito “sclerotizzato” perché “ha perso i contatti con i cittadini”, si è “chiuso in sé stesso”. Da qui anche la decisione di gettare alle ortiche il Pdl, e far rinascere dalle sue ceneri Forza Italia strutturata in club. Perché Berlusconi ne è più che certo, il miracolo del 1994 si può ripetere. Se roseo è il futuro politico che Berlusconi vede, plumbeo è il passato e la responsabilità – è l’accusa implicita – è anche del Colle: “Negli ultimi anni abbiamo avuto quattro colpi di Stato, la sospensione della democrazia in particolare nel 1995 e nel 2011, quando il governo eletto con maggioranza fu sostituito dal governo Monti che fece malissimo al nostro paese”, ha tuonato il Cavaliere in un collegamento telefonico con il club friulano (questa volta davvero). Quindi è tornato ad attaccare la magistratura “impunita, politicizzata”, e che “controlla la politica”. “Questo è l’assioma dei magistrati: il popolo ha la democrazia ma vale solo se vince la sinistra”, ha aggiunto. Sotto tiro anche la sinistra che avrebbe sottratto “un milione di voti sottratti con i brogli” e che per questo, richiede delle “sentinelle del voto per controllare” che tutto si svolga regolarmente.

Il leader azzurro non ha poi rinunciato ad un blitz milanese presentandosi a sorpresa ad un incontro dei club lombardi di Forza Italia, per rivivere l’emozione dei bagni di folla in compagnia del suo novo braccio destro, Toti. Ha dosato sorriso e mestizia ricordando l’incidente casalingo provocato dalla palla di Dudù che gli ha fatto fare un volo di 4 metri ma senza conseguenze; poi ha ricordato la sentenza Mediaset e la fase di semi-depressione che ne è seguita (“mi sono sentito veramente male”). Ma Berlusconi ora guarda avanti e oltre l’orizzonte politico già vede i suoi moderati di nuovo in sella, purché, come avverte Toti, tutti nel partito e nell’alleanza, decidano di remare nella stessa direzione.