La nostra epoca è caratterizzata da una centralità del cibo in tutte le scelte politiche, ambientali e sociali proprio perché è diventato centro di grandi interessi, perché è una risorsa sulla quale si specula, anche, e di cui non si ha un accesso sicuro, sia nel mondo così detto sottosviluppato che in quello sviluppato, come mi capita sempre più spesso, in particolare nelle ultime conferenze e nell’ultimo libro“Il mostro in tavola” descrivo la nostra epoca come l’Era del cibo.

Più precisamente in questo momento siamo nella fase ludica di questa epoca, almeno per quanto riguarda il popolo occidentale, molti fenomeni eclatanti come, le grandi vendite di libri di ricette sul cibo (tra i miei libri quello che vende di più è il primo libro di ricette sulle erbe selvatiche, mentre i libri d’inchiesta sul cibo e l’agricoltura sono apprezzati dai media ma arrancano sugli scaffali), il moltiplicarsi di programmi sul cibo, il ritorno del fenomeno dei fodies (modaioli del cibo di nicchia) la diffusione del locavorism (ovvero il divoratore di cibo locale, neologismo introdotto nel New Oxford American Dictionary nel 2007), la nascita di grandi capitani d’industria della Distribuzione organizzata dell’eccellenze italiche, e via discorrendo, sono tutti sintomi di questa nostra era del cibo. Un po’ come nell’età evolutive dell’uomo attualmente siamo nel periodo dell’infanzia, è la stagione della scoperta divertita, inconsapevole, esplorativa come testimoniano tutti i fenomeni di cui sopra. Di questa epoca, qualcosa che ricorderemo è il rapporto conflittuale tra le norme e il cibo, che non riescono a farsi interpreti della naturale evoluzione che il cibo ha insieme ai costumi della nostra società, delle nostre tradizioni del nostro terroir, per dirla alla francese. Dovremmo cercare di acellerare l’adeguamento delle normative alimentari, perchè ciò che viene sancito nelle leggi incide letteralmente sul nostro territorio, sulla nostra salute e sul futuro della Sovranità alimentare. Il cibo muta in realtà lentamente con la lentezza della storia e dei costumi di una società, infatti spesso sono i costumi e le nuove tecniche ad affermarsi prima ancora che una norma riesca ad adeguarsi.

Prendiamo il caso del vino così detto “Naturale”.

E’ fuori legge scrivere sull’etichetta del vino che si tratta di “vino naturale”. Chiariamo meglio, attualmente non esiste un disciplinare per il vino naturale così, i vignaioli che si dichiarano tali sono del tutto fuori legge. Secondo gli adetti ai lavori il termine “naturale” sarebbe troppo fuorviante.

Così ho chiamato direttamente Marie-Christine Marzani, ideatrice della manifestazione “Vini di Vignaioli” che si terrà l’8 febbraio a Milano.

Sostiene Marie Christine Marzani che: “Il vino naturale è il vino senza aggiunta di alcun prodotto esterno alla vigna. Ma è una parola nata quasi per caso 10 anni fa, ci sono state multe, ritiri di bottiglie.” Dunque lecitamente le chiedo se non può essere scritto in etichetta, come si può capire? “Questo è bug delle normative. Il vino naturale è attualmente diventato un movimento. Il siti web dei vignaioli ormai riescono a raccontare nei dettagli il prodotto: quantità di solfiti, lieviti naturali. La normativa non è abbastanza attuale per raccontare bene il cibo. Il movimento dei vini naturali fa paura. Sono vini con molti difetti secondo gli altri perchè escono fuori dal coro! Il vignaiolo si impegna a rispettare l’impegno che ha preso con la terra e con i suoi consumatori. Fare il vino naturale è una scommessa, è una scelta di vita profonda, senza velleità. Chi ha scelto la via di fare parte del movimento del vino naturale compie una scelta profonda”. Le parole di Marie Christine Marzali, sono precise, scegliere la strada del vino naturale è una scelta chiara, non c’è spazio per chi fa male il vino. Come per tutti gli alimenti ci può essere sempre chi commette errori, però di certo questi non sono imputabili alla normativa e prescindono dall’esistenza o meno di una legge. Ma questa è tutta un altra storia.

Secondo Marie Christine Marzani: “Il vignaiolo non deve portare prodotti nella sua cantina deve accompagnare il suo vino, non lo trasforma. Il suo lavoro è accompagnarlo. Un po’ come si accampagna un figlio verso la sua vita. I vignaioli naturali, sono molto collaborativi tra di loro, un po’ come insegna la buona agricoltura contadina insegna. Si vive l’esperienza insieme agli altri durante le fiere, si confrontano i risultati e le difficoltà”.

Però mi viene da chiedere a Marie Christine Marzani, se quella dei vini naturali sia un agricoltura esclusivamente da evento-vetrina? Mi risponde che i vini naturali si trovano anche nelle enoteche, sulle guide e addirittura in Francia, una catena di supermercati ha iniziato a distribuire vini di vignaioli.

Per lei, il consiglio per i consumatori di tutti i giorni è dogmatico:

Seguire i siti per i vini naturali, seguire i blog di vini naturali, perchè se ne parla sempre di più.

Marie Christine Marzani: “Quando abbiamo iniziato nel 2002 con la manifestazione vini di vignaioli a Fornovo, gli agricoltori erano convinti di ciò che facevano. Adesso sono aumentati gli assaggiatori giovani, sono sempre più preparati. Ci sono stati passi da gigante. Bisogna trovare la soluzione per normare i vini naturali, però intanto se ne parla e intanto sono cresciuti i vini e le tecniche dei loro vignaioli.” Marie Christine Marzani inoltre non è d’accordo al vino biologico perché secondo lei la normativa è troppo vaga dato che consente di utilizzare fino a 60 prodotti esterni alla cantina.

Gli eventi in Italia sul vino naturale: Vini di Vignaioli, Enodissidenze a Torino, Sorgente del vino, Sestri les Vins, Vivit, Vinnatur e Vini Ver.

I vini dei vignaioli, diciamo dei contadini, di fatto combattono una battaglia per poter mettere un nome su un etichetta, e vedere così la loro tecnica vinicola riconosciuta. Così anche in tutta Italia, si sta svolgendo una grande campagna per proporre una normativa in grado di riconoscere l’agricoltura contadina, per rendere la vita dei piccoli agricoltori più facile e fare di questo paese un luogo di agricoltura d’eccellenza, proprio incentivando e semplificando le normative per gli agricoltori detti contadini e da altri appellati “artigiani del cibo”. Abbiamo una bella occasione per dare vita ad un’agricoltura che è fatta di qualità, di difesa del territorio e di eccellenze locali, tradizioni e innovazioni eco compatibili, che rappresentano un futuro prossimo dove l’agricoltura avrà un ruolo principale nel disegnare la nostra civiltà, non facciamocela sfumare, restiamo vicini alla terra.