È passata alla storia per aver dato i natali a Leonardo Sciascia, oggi rischia di diventare la città dove persino la morte è diventata un lusso. Succede a Racalmuto, in provincia di Agrigento, dove nel 2010 il comune si trova costretto ad ampliare il cimitero, ma non ha i soldi per farlo. “Visto che non abbiamo i 5 milioni previsti nel progetto megagalattico, dovremmo, nell’immediato, tentare di realizzare una fossa comune, o andare a chiedere ospitalità nei cimiteri di altri comuni”, tuonava l’allora sindaco Salvatore Petrotto, lamentando la mancanza di denaro nelle casse comunali per ampliare la capienza del locale camposanto.

Poco male: per trovare i fondi sufficienti si decide di chiedere direttamente ai cittadini di pre-acquistare gli spazi dove essere sepolti. Il 24 maggio del 2011 viene quindi pubblicato un avviso pubblico, con tanto di tariffario di loculi, tombe e cappelle: si va dai 4.500 ai 13.500 euro per cappelle gentilizie da venti posti, tutte ovviamente ancora da costruire. Fatti i dovuti scongiuri, più di duecento racalmutesi decidono di mettere mano a portafogli e finanziare la costruzione delle nuove tombe. In Sicilia, si sa, persiste ancora una certa cultura che guarda con fascino e curiosità all’estremo saluto terreno: consapevoli che – come diceva Jacques Prevert – se la vita è una ciliegia, la morte è il suo nocciolo, ecco quindi che i concittadini di Sciascia raccolgono più di mezzo milione di euro per comprare in anticipo la loro porzione di camposanto. Soldi che, come prevedeva l’avviso pubblicato sul sito del comune di Racalmuto, vengono versati sul conto corrente della tesoreria comunale. Solo che sempre nello stesso avviso, non si fa alcun cenno ai tempi che il comune pensa di impiegare per ampliare il cimitero. E oggi, due anni e mezzo dopo la raccolta fondi, i cittadini non hanno più notizie di quei soldi investiti nella loro ultima dimora.

“Nel bilancio del comune non risulta alcun impegno di spesa per il cimitero: i soldi sono arrivati, ma non si capisce bene che fine abbiano fatto” racconta uno dei cittadini che ha partecipato all’avviso pubblico del comune di Racalmuto. Dagli uffici comunali, filtra una possibile spiegazione: l’avviso pubblico non era redatto secondo legge, e quindi non si può dare il via all’ampliamento dei lavori. “L’unico problema è che studiando i bilanci del comune quei soldi non ci sono – continua uno dei finanziatori del cimitero mai ampliato – la mia famiglia ha speso 6.500 euro e per capire che fine avessero fatto quei soldi ho anche spedito una richiesta di indennizzo, in cui chiedevo anche di poter accedere agli atti: ma non ho ricevuto mai alcuna risposta”.

“I cittadini versano le somme al comune per avere un posto per i propri defunti al cimitero ed invece fino ad oggi non si ritrovano nulla, anzi un silenzio tombale” scrive sul blog Regalpetra Libera Giuseppe Brucculeri, che ha già avanzato la sua candidatura a sindaco per le elezioni della prossima primavera. Dopo la vicenda del cimitero fantasma, infatti, a Racalmuto sono arrivati i commissari del Ministero dell’Interno, spediti nella città siciliana dopo che nel giugno del 2011 erano arrivate le dimissioni del sindaco Petrotto. In sella dal 1993, per anni sostenitore dell’Italia dei Valori, Petrotto ha dovuto abbandonare la fascia di primo cittadino dopo essere finito in un’indagine per concorso esterno a Cosa Nostra, archiviata alcuni mesi dopo. Nel febbraio del 2011 si era già fatto notare proponendo di assegnare il premio “Sciascia per una giustizia giusta”, da lui personalmente inventato, a Silvio Berlusconi. Pochi mesi dopo ecco il lancio dell’avviso pubblico per raccogliere fondi e ampliare il cimitero, dove è sepolto lo stesso Sciascia. Che sulla vicenda del camposanto fantasma avrebbe probabilmente trovato spunto di riflessione.

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